La Russia è abilissima nel dar le traveggole.

Il paesaggio non cangia fino a Tomsk. Questa piccola città avrebbe una fisionomia affatto europea, se non fosse la collezione completa di tipi siberici, Bouriatti, Kalmuki, Khirghisi, che si incontrano nelle strade. Il quartiere tartaro, allʼest, giace sul Toru, che taglia a mezzo la città.

Io finivo di prendere il mio pasto nella stazione e rimontavo nella kibitka, quando la strada fu invasa da una gaia partita di nozze, la quale entrava nella casa dirimpetto. Lo sposo era un Russo, appaltatore di lavatoj dʼoro e di platino; la giovane sposa, una Polacca, figlia di un esule. Un curioso dimandò al gendarme chi io mi fossi. La Polacca udì la risposta. Ella si distaccò come un lampo dal braccio del manto, si slanciò su di me, e mi baciò. Poi strappò dal suo collo un piccolo cuore di oro, e me lo porse, dicendo:

—Vien di laggiù.... era di mia madre!

Il marito andò a cercare del pane e del sale, e me lʼofferse sur un desco, soggiungendo:

—Dio vi consoli, fratello!

Le mie guance si bagnarono. Non potei rispondere una sola parola.

E la kibitka fendè lo spazio come uno sparviere. Il fiume Tchoula, ad Atchiusk, separa la Siberia orientale dallʼoccidentale. A Krasnoirk termina la steppa, che percorrevamo da sei giorni. Anche questa città ha un aspetto completamente europeo. Un bellissimo giardino, specchiandosi nellʼIenisei, presenta uno splendida panorama. Poi, carrozze, donne eleganti, ricche e pittoresche livree, musica militare, passeggio, caffè, sale da ballo: un insieme prospero. Non un giornale!! Vʼè alcuno qui che pensi esservi nel mondo una cosa, che si addimanda libertà, per la quale tanti popoli soffrono e tanti pensatori muoiono?

La strada, fino a Kansk, è magnifica. Noi scendiamo al galoppo la collina, ove accampa Krasnoravsk; valichiamo lʼIenisei, dalle correnti vertiginose, dalle onde chiare e sonore, largo come un lago; traversiamo Kansk, assisa sulla riviera; poi Niveondiusk, ove sono rilegati parecchi dei nostri compatriotti, e passando un fiume dopo lʼaltro, belle valli, casali piacevoli dai campanili di stagno e dalla croce dorata, un territorio boscoso, variato, con betulle, pini ed erbe verdeggianti, la catena degli Oltai a destra e dei Soblonoi di fronte, arriviamo finalmente a Irkeretsk, la capitale della Siberia orientale, adagiata sul versante elevato dellʼAngara—a un mese da Pekia.

In questa città, più chiese che case, case a mattoni e tugurii in legno; il movimento febbrile di una capitale che fa assai; macadam, marciapiedi in legno, piazze ombreggiate, gore di fango, insegne francesi, pianoforti a coda, poliziotti, viali sullʼAngara, lampioni ad olio, milionari: non portinaj nè lacche di montone!