Il governatore è il generale Ionkowski, di cui stavo oramai per divenire umile suddito, o piuttosto misero oggetto. Il capo della polizia, Wokoulski, capitò. Egli esaminò le mie carte, ed ordinò ai gendarmi di continuare la strada. Non si curò nemmeno di dimandarmi se, avendo percorsi, di un sol fiato, 5000 chilometri, io avessi potuto aver bisogno di un poʼ di riposo.

Una scena caratteristica venne a distrarmi ed a rattristarmi. Mentre io aspettava nel corpo di guardia che il capo della polizia avesse letto la mia filza (incartamento), due gendarmi, dallʼuniforme azzurro e dallʼelmo di rame, spinsero lì dentro un bipede legato ed incatenato come una bestia feroce. Egli è impossibile figurarsi alcun che di più orrido. Era un forzato, scappato dai cantieri di costruzione di Okotsk. Egli avea cancellato, mediante lʼacido fosforico, le lettere fatali vor, ladro, che il carnefice gli aveva impresse sulla fronte e sulle guance, e si era per tal guisa dato un aspetto mostruoso.

—Chi dunque ha perfezionata così la tua bellezza? gli domandò il custode del corpo di guardia.

—Caddi, essendo ubbriaco, in un focolaio ardente, rispose il galeotto.

—Povero uomo, sclamò lʼaltro. Ora, sai tu ciò che la bontà dello Czar ti riserba?

—Ebbene, che dunque? chiese il forzato.

—Cinquanta colpi di knut, ed il resto, replicò lʼaguzzino.

—Li subirò, disse il vor di unʼaria rassegnata e maligna. Cosa è ciò? Ma non è dello knut che io mi lamento; gli è del mio onore che sʼinsulta, dicendo che io sono un vor corretto.

—Sopporterà desso i cinquanta colpi di knut? dimandai al mio gendarme.