Pilato aveva adesso un po' più di quarant'anni; ma il suo colorito bilioso, le rughe precoci, avevano fissato sul suo fronte un'età immobile; non era giovine, ma non invecchiava. Parlava poco ed ordinariamente con tuono secco e duro. Ma si abbandonava volentieri all'ironia, quando era meno triste, o al lirismo d'una imaginazione febbrile, quando era animato da una passione qualunque. Portava un lutto continuo; nessuno seppe mai di chi, nè di che cosa[15].

Eccolo ora di fronte a Claudia, giudice d'una donna che sembrava colpevole, eppure commosso e quasi tremante. Le braccia incrociate al petto, in piedi sulla soglia della terrazza, eccessivamente pallido, lo sguardo profondo immobile sopr'essa, egli attendeva una parola onde uscire dal cerchio magico del silenzio che l'attitudine fredda e sprezzante di Claudia tracciava a lui dintorno.

— Ebbene, sclamò ella finalmente, chiudi quella porta, e vattene. È tardi, sono stanca e voglio dormire.

— Ti chiedo scusa, o figlia di Julia[16], di avere turbato le gioie della tua notte, rispose con calma Pilato. Vi sono stato spinto da quegli uomini.

— Non essere modesto, Pilato, riprese Claudia con un sorriso. Tu avevi cercato una moglie nella pozzanghera di Capri per ambizione; sei stato carnefice del paese che ti si era abbandonato a divorare: ora sei divenuto una spia. Sei perfetto. Sposo di Cesare, sei ormai degno d'uno dei piccoli pesci di Tiberio. Adesso possiamo consumare il nostro matrimonio.

Pilato balzò, e afferrando violentemente sua moglie dal braccio, gridò:

— Che cosa faceva qui, quell'uomo?

Claudia guardò in faccia a suo marito, senza turbarsi, poi colla mano sinistra, tirò lentamente la sua terribile spilla dai capelli, e trapassò il braccio di Pilato. Questi ritirò la sua mano. Claudia rispose freddamente:

— È il mio amante.

Pilato contemplò con aria distratta il suo braccio che sanguinava, e lo avvolse in un lembo della sua toga.