Uno spruzzo di sangue saltò al viso di Claudia e lordò il suo bianco vestito. Ella contemplò per un momento quel cadavere, poi alzando lo sguardo sopra suo marito esterrefatto gli ordinò:

— Spingi col piede questa carogna sulla terrazza.

E ricadde sul suo seggio.

Pilato prese nelle sue braccia il cadavere della ragazza. Egli comprendeva ora perchè Cypros gli avesse nascosta la mia presenza presso di sua moglie. Si sovvenne delle ore di gioia che Cypros gli aveva procurate parlandogli di Claudia. Baciò castamente la fronte della povera vittima, e la depose sulla terrazza, ove il sangue fu ben presto lavato dalla pioggia che cadeva a catinelle. Un lungo sospiro che partì dal cuore, più che dal petto di Pilato, riassunse tutti i gemiti che il mondo serbava alla nobile creatura.

Pilato era atterrato.

Quest'uomo, sfuggito a tanti combattimenti, si sentiva soffocare d'orrore e di spavento, alla vista di quel sangue tirato dal cuore d'una donna, da una donna, con un gioiello.

Pilato era d'Hispalis (Siviglia), una delle quattro città della Betica, i cui abitanti godevano del diritto di cittadini romani. Suo padre si chiamava Marcus Pontius. In quella guerra di distruzione che Agrippa inflisse ai Cantabri (Biscaglini), Marcus si segnalò forzando i suoi grandi compatriotti ad uccidersi in parte, tenendo poi mano alla vendita degli altri. Egli comandava quel pugno di rinnegati che volsero le armi contro i loro compagni di schiavitù, gli Asturii. La Spagna sommessa finalmente a Roma, — dopo due secoli di resistenza — Marcus Pontius ottenne come segno di distinzione il pilum o giavellotto, da cui la famiglia trasse il nome di Pilatus[13].

Lucius Pontius Pilatus, suo figlio, si attaccò a Germanico, col quale fece le guerre della Germania, e si trovò alla battaglia di Idistavisus (Hassembeck). Dopo la pace, Pilato ritornò in Ispagna. Ma ben tosto, stanco del riposo, venne a cercare a Roma il piacere, poichè Tiberio vietava la gloria.

Germanicus era perito in Siria per ordine di Tiberio. Ponzio si presentò a costui con una lettera di suo padre, che aveva combattuto con lui, allorchè egli era tribuno dei soldati nella Cantabria, e poscia in Germania. Tiberio l'accolse bene, troppo bene forse; poichè Ponzio era designato a Capri col sopranome di sposo di Tiberio[14]. Occorre però dire che nulla nella persona di Ponzio giustificava l'uffizio ch'egli avrebbe riempito presso il vecchio imperatore, e che forse fu Sejano a spargere quella voce onde screditarlo presso Claudia, di cui ambedue si disputavano i favori.

Ponzio aveva trentacinque o trentasei anni; statura media, l'aspetto severo, il colorito bruno, il corpo magro. I suoi begli occhi neri, come pure la sua barba ed i suoi capelli davan risalto alla sua aria malinconica, e rischiaravano la sua fisonomia, la cui gravità toccava quasi alla durezza. La sua bella bocca dai denti bianchissimi raddolciva questo insieme che ispirava più rispetto che simpatia. Egli aveva, inoltre, maniere rozze e violenti movimenti subitanei, la collera pronta, il colpo spietato. I gusti suoi erano volgari; la sua intelligenza mancava di coltura. Mai, in tutta la sua vita, egli aveva letto un poeta, una storia un filosofo; e nondimeno il suo spirito era poetico, la sua anima triste e pensosa. Aveva delle passioni a sbalzi, passando senza transizione dall'orgia furiosa all'ascetismo d'un esseniano. La era ancora una natura selvaggia, cui la corruzione aveva sfiorata, contrariandola, lasciandole l'istinto del bruto senza darle la pulitura dell'epicureo e dell'effeminato. La sua gelosia raggiungeva la follia. Il riguardo del suo onore si elevava all'idolatria. Generoso quando la passione non tempestava, crudele nell'uragano del suo cuore e dei suoi pensieri. Egli amava la lotta contro il difficile; quella contro l'impossibile lo seduceva. Il sentimento della giustizia lo ispirava sempre; ma egli aveva un criterio della giustizia secondo la sua coscienza piuttosto che secondo il diritto e la legge. Maltrattava volontieri l'uomo; per la donna era rispettoso, galante, condiscendente, tenero anche, e cavalleresco. Uno sguardo di donna lo trasformava. Epperò durante tutto il tempo che restò in Gerusalemme senza Claudia non si disse molto male della sua condotta. Se non fu casto, fu riservato. Non gli si conobbe nessuna relazione amorosa; vivendo anzi molto rigidamente, preferendo stare in una torre, anzichè nel palazzo di Erode, in fra i soldati anzichè fra gli schiavi dei due sessi che ingombravano la sua residenza; lasciandosi andare ai suoi gusti malinconici, evitando la gente, la luce, e correndo di notte pella campagna. Non era cosa rara l'incontrarlo dopo mezzanotte a cavallo, seguito soltanto dai suoi otto schiavi nubiani, muti come il fondo di un pozzo. Regalava generosamente. Rispettava il popolo vinto, più che poteva, quando Cesare o il popolo Romano non erano posti in questione.