— Che vezzi mi aveva io per sedurti? Straniero, rozzo, triste, senza nessuna di quelle eleganze della corte dei Cesari che abbagliano le donne, senza vizii clamorosi, povero, penetrato della modestia della mia posizione e del mio grado, troppo fiero forse.... oh! io comprendo tutto ciò! un marito di questa qualità ha bisogno d'un complemento. Egli è il masso informe, l'amante è la statua.

— Puoi dire meglio: egli è il vaso, l'amante è il mazzo di fiori.

— Ciò che accadde, doveva accadere, continuò Pilato, passeggiando a passi lenti nella stanza, parlando a sè stesso, non vedendo più sua moglie, nè ascoltandola. Io l'aveva veduta; era un rovo, e come tale produceva delle spine.... Perchè mi stupirei adesso che questo rovo non produca delle viole? Pazzo! L'hai voluto tu stesso, miserabile! Oh! perchè non restai nel mio paese! Hispalis era così bella! Il suo bel fiume limpido come il cielo; il suo cielo trasparente come le pupille delle sue donne; i suoi giardini ove ondeggia la palma, ove s'apre il fiore dell'aloè, ove la rosa canta, l'arancio scintilla dei suoi profumi nelle notti imbalsamate.... era così bella Hispalis, dall'aere pieno di dolci suoni, dai giorni pieni di sogni, dalle notti piene d'amore, d'amore casto, puro, esclusivo, geloso, infinito, intero.... Che mi andai a fare in Roma? Che andai a cercarvi, disgraziato....

— Il favore di Cesare, ed una provincia da saccheggiare, interruppe Claudia con disprezzo.

— No: l'assassinio della mia giovinezza, del mio riposo, del mio cuore, della mia felicità, di tutto. Io non sono ora che l'ombra d'un uomo, ravvolto nel sudario dell'infamia. Mia madre lo diceva pertanto! Ella non avrebbe voluto che io ponessi mai il piede in quel carnaio delle virtù, dei diritti e dell'onore, che si chiama Roma. Ella m'additava per compagna una nobile ragazza, pura come l'alito delle nostre montagne, bella come le serate di Gades (Cadice). Io non l'ascoltai. L'ho voluto. Di che posso ora lagnarmi? Ella ha un amante! Un solo amante, dopo Capri? Tu sei una vestale, o Claudia!

— Perchè non hai tu ascoltato i consigli di tua madre, virtuoso avventuriere?

— L'è il mio secreto e la mia vergogna.

— Te lo dirò io, il tuo secreto; te la farò conoscere io, l'estensione della tua vergogna. Arrivasti a Roma ebbro d'ambizione. Ti presentasti alla corte, che tutti giudicavano come un antro di sangue e di fango. La tua fierezza vi fa contrasto il primo giorno: Sejano se ne stupisce; Tiberio sbadiglia; Cajus Priscus corruga la fronte; Trasilio ne trasecola; Cajus Caligula ne rabbrividisce. Nessuno osa avvicinarsi a quella sconosciuta in quei luoghi, la fierezza! Nonostante il padrone, che osa tutto, la sfiora del soffio delle sue notti; ed il leone si cangia in majale.

— Tu pure, urlò Pilato fermandosi.

— Come tutti. I poeti ti hanno cantato.