— Sono infami.

— Forse. Ora, c'era in quell'antro una ragazza di diecisette anni, d'una bellezza affascinante, la cui influenza si diceva onnipossente sul cuore del padrone; di cui la storia era commovente, e la cui alta nascita condita di mistero. Tutto ciò, ti colpisce e ti esalta. Quella giovinetta aveva nelle vene del sangue d'Augusto. Che importa a te, che quell'imperatore sia stato trattato di effeminato da Sesto Pompeo; che Antonio lo abbia rimproverato di avere comperata l'adozione di Giulio Cesare a prezzo della sua infamia: che Lucio, fratello di Antonio, l'abbia accusato di essersi prostituito in Ispagna a Aulus Hirtius per trecentomila sesterzii; ch'egli fosse adultero, dissoluto, che s'imbragasse nelle orgie delle dodici divinità ignude?... Egli era Cesare[17].

— Io non ci pensava.

— Veramente! Eppure quella ragazza aveva per madre Giulia: gli è tutto dire; e per padre un poco quello schiavo Telefo che cospirò contro Augusto, e un poco quegli altri schiavi Andasius ed Epicade che vollero rapirla da Pantellaria[18]. Che t'importava? La giovinetta era sempre della famiglia di Cesare. Serviva a Capri ai piaceri più vituperosi. Tu lo sapevi; più ancora, lo vedevi coi tuoi occhi. Che monta! la domandasti in isposa.

— Ecco il mio fallo.

— Credi? Ma Sejano la voleva egli pure. Il commediante Accius la domandava; il buffone Trullus, lo schiavo Parthenius, Nisia il mezzano la domandavano altresì. Perfino il grammatico Seleuco, Pansa il parassita, e Ortalus l'ombra, si posero della partita. Tiberio preferì te, o eroe di Hispalis. Quella gente gli sembrò pericolosa troppo per avere in moglie una nipote d'Augusto. Tu lo rassicuravi. Per te, un posto di procuratore nella più ignobile delle provincie Romane, bastava. Questo straniero, che veniva sì da lontano a battere alla porta della fortuna, doveva trovarsi soddisfatto d'intravedere la mano della nipote d'Augusto, e di andare a governare una provincia della Siria, sotto quell'ubbriacone di Pomponius Flaccus, che può a sua voglia licenziarlo come un servo. Tu restasti soddisfatto. Non restavi tu soddisfatto?

— È questo il mio secreto, e la mia vergogna, ripetè nuovamente Pilato.

— Il tuo secreto, te l'ho già detto. Venivi a mendicare un posto, che ti si gettò in fra i regali pelle mie nozze. La tua vergogna ebbe principio da quel giorno. Tiberio non era ancor sazio. Gli piacevo ancora; lo divertivo ancora; io era ancora assai giovane, assai bella, assai abile ed a modo, sempre pronta, alla ricerca delle sue grazie. Io gli era una varietà nei suoi piaceri, a causa della grazia che imploravo a ginocchio, la faccia a terra, torcendomi dalla disperazione, a causa del rifiuto, e sperando sempre! Mia madre viveva ancora. Tiberio paventava un pericolo in quella figlia di Augusto, in quella esiliata che era stata sua moglie, e le cui disgrazie facevano dimenticar le vergogne. Egli mi ritenne. Io non era soltanto un balocco per quell'ignobile vecchio, ero un ostaggio. Ti diede il diploma di governatore, e conservò tua moglie. Tiberio era geloso; non li permise neppure di sfiorare le labbra della tua donna, di dirle addio, di darle uno sguardo d'amore. D'amore! oh ch'e' sarebbe stato bene al suo posto l'amore in fra lo sposo e l'Atalanta di Tiberio! Ti risentisti tu? no. Tu partisti.

— E tu protestasti, tu?

— Io? io ti disprezzava prima di conoscerti. Ma, dopo quel giorno, ti odio. Tu parli di vergogna? Hai ragione: essa sbucciava in tutto il suo rigoglio. Dapprima si era oltraggiata l'orfana, la figlia dell'esiliata, il rampollo sconfessato della dissoluta: oggimai, era la moglie di Ponzio Pilato, era la donna del procuratore della Giudea, che si disonorava. La voluttà era resa più sapida dall'insulto. L'insulto si levava alto, folgoreggiante. Esso non colpiva più una povera giovincella; esso fulminava un rappresentante di Cesare dinanzi i popoli dell'Asia. Io mi meraviglio che Tiberio non t'abbia creato Re in qualche sito onde meglio assaporare le mie carezze! Bisogna ch'egli ti disprezzi molto, molto. Infatti egli mi ti ha dato come uno schiavo. La tua testa è in quell'anello. Ti sei tu ribellato contro i vituperii che t'inflissero? Parla, hai almeno protestato?