— No: ed e' son questi ancora una volta, il mio secreto e la mia vergogna.
— Vuoi ancora della vergogna? Ebbene, Sejano mi ha amata. Comprendi? Il domestico domandava gli avanzi del padrone.
— Basta, Claudia, esclamò finalmente Pilato fermandosi ritto inanzi sua moglie.
— Eppure io era bella, continuò Claudia, avrebbero potuto amarmi, interrogarmi. Chi sa? Mi avrebbero forse perfino stimata. Io valeva bene la pena, mi pare, che l'uomo che aveva ambito alla mia mano senza arrossire, avesse altresì aspirato al mio cuore, il quale non aveva detto verbo in tutto quel fetido mercanteggiare. Io era giovine, avrei forse potuto rialzarmi, riabilitarmi, giustificarmi dinanzi i santi lari famigliari, obbliare lo Stige di Capri sopra la testa pura, negli occhi innocenti dei miei figli. Avrei potuto piangere sur un fallo che non era il mio; espiare un'infamia che era forse una luce celeste, una lagrima di madre.... Dimmi, miserabile, cosa hai tu fatto, che hai tu tentato? Tiberio mi disonorava; tu m'hai infamata. Ti meravigli ora tu se adesso io ti odio? Con qual diritto mi domandi se ho un ganzo?
— Basta, basta, replicò Pilato. Potrei dirti una parola che mi giustificherebbe forse: disdegno di dirla. Sei libera. Non ti domando nulla, e non ti rimprovererò più nulla. Che vuoi di più? Ho provato d'illuminare le tenebre del mio inferno. Non ci sono riuscito. Ho avuto torto di provare. Il raggio che invocavo, mi ha fatto sembrare il mio inferno più lurido, ed ho ucciso il mio diritto di rimproverare. Ed ora, segui la tua strada, o Claudia. Io torno indietro. Sono stato complice fin qui; gli è mestieri, ch'io mi renda ora degno di divenir giudice. Tu non mi troverai più nel tuo cammino. I miei giorni saranno foschi, le mie notti tempestose d'insonnia, la mia solitudine popolata d'una corte più implacabile. Ma io mi preparo il diritto di dirti un giorno: Basta!
— Questo giorno non arriverà mai.
— Lo credi: ma allora, Claudia, ricordatene, guai a te, guai! Non è il tuo anello che ti salva oggi: è la mia coscienza.
Così dicendo, Pilato uscì.
Claudia lo seguì dello sguardo, alzandosi dal suo seggio, poi ricadde mormorando.
— La sua coscienza! Che? la sua coscienza avrebbe finalmente degli occhi per vedere il nostro abisso? insorgerebbe essa alla fine? avrebb'essa risentito la scossa della mia? Tanto meglio. Conoscerà allora quanto io lo disprezzo, e quanto disprezzo me stessa. Amare un tal uomo! amare l'uomo che ha fatto del mio obbrobrio scala alla sua grandezza? Che delitto ho dunque io commesso, io sì giovane per meritare questo implacabile castigo? Sarei io dunque stata scelta per essere l'Ifigenia di tutte le scelleraggini di Cesare e della sua posterità?... O pure la sua coscienza gli rimprovererebbe... che? amore...