Claudia si alzò d'un balzo; era spaventevole nel suo pallore.

— Oh! allora veramente sventura! sventura! come egli ha detto.

La tempesta spaziava a battaglia nel firmamento. Pilato traversò il giardino. Uscì dalla porta secreta, si diresse verso il posto ove i suoi nubiani l'attendevano, si coprì d'un mantello scuro che gli tenevano pronto, montò a cavallo, e facendo loro segno, ordinò:

— Andiamo.

Erano le tre ore dopo la mezzanotte. La città di Gerusalemme sembrava morta. Claudia che era uscita sul terrazzo per rinfrescarsi ai buffi dell'uragano vide passare, e sparire come fantasmi, nove cavalieri. Indietreggiando, urtò nel cadavere di Cypros. Gettò un grido e fuggì.

In quell'istesso momento, io varcava la porta del Gran Sacerdote, ed il ponte sul torrente di Gihon, giravo le mura della città, e lasciavo alla mia diritta la strada che conduce a Gaza e quelle che conducono ad Emmaus e a Joppa.

XII.

Rientrando, avevo trovato in casa una lettera di mia madre linfaticamente inquieta del mio arresto. Ne era stata avvertita con precauzione. Diedi ordine che si preparasse il mio cavallo immediatamente, e partii solo, all'ora istessa, malgrado la bufera che incominciava.

Mia madre mi annunziava che la partiva il giorno stesso per Bethlemme ove era chiamata da mia sorella, maritata in quella città e che si era allora sgravata del suo primogenito. Io seguiva la strada del mezzogiorno che conduce in Egitto, e la cui prima fermata di notte è la città di Dain. Costeggiavo il monte degli Ulivi per la via che lambe la valle del Cedron. Il ruscello era divenuto torrente, tumultuoso, rissoso, sussurrone, urtando come un cieco in tutti gli ostacoli, e trascinando seco tutto ciò che incontrava, alberi, ponti, carogne, roccie e viaggiatori. Al chiarore dei lampi io lo vedeva balzare sotto i miei piedi, bianco di spuma e rapido. Principiai poco dopo a varcare un seguito di colli e di piccole vallate che si succedevano discendendo e che io vedeva finire ai piè della montagna d'Elia la quale chiudeva l'orizzonte. Il mio cavallo, spaventato dai tuoni e dai lampi, non mi permetteva di avanzar rapidamente, quand'anche il cattivo stato delle strade e le tenebre della notte non me l'avessero impedito. I Romani non avevano curato la via di Egitto come quella da Tiro a Damasco.

Avevo camminato circa una mezz'ora fuori della città, quando udii un rumore di cavalieri dietro a me, e me li vidi passare d'accanto come delle ombre scure. Io pensai, vedendoli galoppare così velocemente, che dovevano conoscere per bene la via, ed avere l'abitudine di percorrerla.