— L'abbiamo attesa giorno e notte.

— Da due giorni?

— Ha lasciato una lettera per te, o padrone, sopra il tavolo della sua stanza da letto.

Entrai lentamente nella casa, quasi acciecato da un sospetto che mi passò per la mente.

— Ella amava Justus, dissi a me stesso.

Sara m'accompagnava raccontandomi, come il giorno precedente, all'alba, Justus era venuto ad annunziare a Maria che io era libero, e che avevano conversato insieme alcun tempo, che Justus aveva baciato Maria sulle guance, e che si erano lasciati dicendosi: A questa sera!... Poi, che Maria s'era vestita di ciò ch'ella aveva di più vecchio e di più semplice, che aveva preso pochi sicli soltanto, scritta la lettera ed era uscita senza dir nulla a nessuno, sola coperta da un velo nero che la nascondeva completamente, e che non era più ritornata.

Presi vivamente quella lettera, e lessi:

«Addio, Giuda. Tu non mi ami più. Avrei avuto il diritto di lasciarti e di cadere nelle braccia che mi si tendono da lungo tempo per accogliermi e stringermi con delirio. Non voglio macchiare la tua memoria; ciò che avrei forse fatto in un momento di dispetto e di gelosia, se io fossi restata. Tutto ciò che v'ha qui, t'appartiene. Io ti lascio. Non voglio conservare di te altro che il sogno ardente e puro dell'amore che ti ho dato, che avrei continuato a darti, e che tu non potevi più rendermi. Addio!»

Questa lettera così secca, così fredda e così ardente nell'istesso tempo, mi cadde dalle mani. Mi lasciai andare sopra il letto. Se quella lettera mi fosse stata scritta da un'altra donna, l'avrei presa per un tranello. Ma conoscevo il carattere franco, risoluto, spiccato della giovane Galilea. Quelle poche parole di addio mi strinsero il cuore. Restai diverse ore assorto, rimuginando nella mia memoria la storia di questo amore spezzato in modo sì repentino. Io non aveva a fare alcun rimprovero a Maria per consolarmi dei suo abbandono; ne aveva diversi da fare a me stesso. Io perdeva il mio cuore a riposo. Perdevo un sorriso sempre pronto a rallegrarmi, una parola sempre vivace per tirarmi dal dubbio. Quell'amore bravo, disinteressato, leale mi aveva cullato per un anno in una felicità senza enfasi, ma senza parsimonia. La sua gentilezza ingenua, l'affetto, che la civetteria faceva risaltare come fa un color vivo d'uno più dolce, l'attaccamento sì semplice come quello di una sorella.... avevo perduto tutto ciò. E perchè? e per chi?

Il colloquio ch'ebbi la sera stessa col sagan mi ricondusse ad altre idee. Io non gli dissi una parola di ciò ch'era accaduto fra Claudia e me, nè degli accordi presi. Asserii di esser venuto fuori dalla prigione, cui la moglie del procuratore aveva reso clemente, onde ricompensarmi del servizio resole nel circo, e che mi aveva per ciò fatto risparmiare da suo marito. Il sagan mi raccontò la discussione dell'assemblea riunita in sua casa all'indomani del mio arresto, e le risoluzioni che vi erano state prese.