— Ch'egli abbia la pace nel cielo! Iohanan era un giusto.
— Questa mattina, o Rabbì, ho lasciato la Casa Dorata di Tiberiade. Ci sarai forse invitato domani.
Gesù fece bruscamente alcuni passi verso la porta del giardino. Poi si fermò come vergognoso del suo istinto alla fuga, ed affermò:
— Non vi andrò.
— V'hanno, o Rabbì, degli inviti che rassomigliano ad ingiunzioni. Se tu non ci vai, ti faranno prendere.
— Allora che la volontà di mio padre sia fatta. Seguì un istante di silenzio. Io ripresi:
— Rabbì, Maria m'ha assicurato che tu sei uscito poco al di fuori del raggio di questo bel lago; che al più al più sei andato fino a Tiro ed a Sidone; che non hai mai posto piede in una città greca o romana. Non l'avevo creduto. Ma mi sento disposto a crederlo, vedendo la tua rassegnazione.
— E perchè?
— Tu non conosci il mondo. Gli è proprio qui soltanto che tu vuoi, o Rabbì, restringere e seppellire la tua missione? Hai mal scelto il tuo teatro. Pochi mesi fa, sei quasi stato sul punto di essere precipitato dall'alto d'una roccia, a Nazareth, per esserti dichiarato l'unto del Signore; oggi ti avrebbero lapidato se non avessero riso, perchè ti sei spacciato come il pane della vita. Tu sei in mezzo ad un popolo che aspetta dei fatti, e tu gli annunzi delle verità. Essi domandano di vedere, tu imponi loro di credere.
— Credere, è vedere dell'anima.