— Non ridere, Giuda: n'ebbi ripugnanza. Vi sono dei pregiudizii che si piantano nell'animo come degli uncini di ferro, e si ha un bel fare, non s'arriva a svellerli. La mia piccola, che come sua madre si chiamava Mirjam, andava tutte le sere a cercar l'acqua alla fontana del Dragone in una giara che portava sulla sua spalla dritta. Pare che fosse incontrata da qualcuno che, trovatala di suo genio, la seguì fino alla mia abitazione e s'informò di lei e di me.

— Sono sicuro che gli si diedero sopra di te delle informazioni rassicuranti e lusinghiere.

— Così lusinghiere e rassicuranti, ti dico, che un giorno.... tu conosci, credo, Cneus Priscus?

— Se lo conosco!

— Ebbene, quell'orso mal leccato m'incontrò un giorno come per caso, e facendomi l'onore di considerarmi come un vecchio legionario romano, m'invitò — all'occorrenza dell'anniversario d'una battaglia perduta da Tiberio cui si festeggiava come se fosse stata vinta — a venire ad un banchetto della sua centuria.

— Non si rifiuta di bere alla salute di Cesare, che diamine!

— È precisamente quello che io dissi a me stesso. Ci vado. Si parla. Si vi riscalda; s'alterca; corrono parole grosse come la torre di Davide, e dei colpi di daga da calibro. E quelli che restano divengono amici. È la storia dei mio banchetto. Abbrevio.

— Non abbadarci, va sempre avanti.

— Dopo delle circonlocuzioni assai goffe, Cneus Priscus mi disse che il comandante di non so qual legione era innamorato cotto di mia nipote. Io era già mezzo brillo a forza di vecchio Chios; nondimeno l'idea di fare una buona speculazione di quel pezzo di carne senza sangue, mi balenò subito dinanzi agli occhi. — Mia nipote si vende e non si dà, risposi io sentenziosamente alla maniera del vecchio Hillel. — E chi ti ha mai detto, brutto muso, che la si volesse gratis, tua nipote? A quanto la libbra la vendi tu? — Io la valuto all'ingrosso. — Quanto? — Ne domando diecimila sesterzii.... — Te ne spippolo quindicimila. Vuoi tu giuocarli adesso, e guadagnarne tre o quattro volte tanto, comperarti una bottega di manichi da coltello e finire la tua vecchiaia in mezzo ai corni di bove e di montone? — Io ti giuoco l'anima, se ne hai una, e se vuoi arrischiarla, per farne delle suole a sandali da prete. — Avanti dunque, ma ai dadi, sai. — Eccoli, guardali. — Sta bene, ma il denaro? — Non mi devi tu quindicimila sesterzii? — E tu, non mi sei tu debitore di tua nipote? — Prendila dunque: o vuoi che te l'imballi con della paglia? — Va bene allora. Andrò a cercarla. Soltanto bisogna andar d'accordo in talune precauzioni. — Quali? — Verrò domani sera a mezzanotte, e avrò una lettiga per riporvela convenientemente. — Abbi tutto quello che vuoi. — Griderà forse? — Ciò ti risguarda. Io ti apro la porta; ti conduco nella sua stanza; tu mi dai il denaro.... e che il diavolo ti porti. — Ci mettiamo a giuocare. Guadagno cinquemila sesterzii. — Ti devo ventimila sesterzii, camerata, disse Cneus Priscus; a domani sera.

— E venne?