Noi non avevamo acqua, nè scale. Bar Abbas si precipitò dall'altipiano per andar a cercar qualche cosa. Quel buffone era anch'esso addolorato! Io dissi il mio nome. Io ero conosciuto da tutti i patrioti dell'ex regno d'Erode. Allora un'altra parola scappò fuori da tutte quelle labbra infiammate come la bocca di un forno: Vendetta!
— Sì, fratelli, risposi io: morite in pace; voi sarete vendicati.
Due o tre di quei petti avevano cessato di sollevarsi.
Maria piangeva.
Justus, la testa china, sembrava desolato e guardava quella donna.
Io mi torceva, non potendo dar loro nessun soccorso, non potendo nè alleviare nè abbreviare quell'agonia.
Restammo silenziosi, ascoltando quel singhiozzo che straziava l'anima.
La luna continuava la sua ridda scapigliata in mezzo alle nuvole cacciate dal vento; il grillo si lagnava nelle fessure della roccia che cominciava a divenir fredda; il cri-cri chiamava la sua compagna; il cucullo gettava la sua monotona nota al vento che soffiava l'alito appestato dalla valle ai nostri piedi; lo sciacallo più lungi latrava dalla gioia. Mentre le finestre del palazzo d'Erode risplendevano per la festa di Claudia e del governatore della Siria, il respiro dei suppliziati poco a poco si spegneva. E Bar Abbas non arrivava! Non potei più rattenermi.
— Addio, gridai, precipitandomi verso il giù della collina.
— Nel cielo! mi risposero le due ultime voci che restavano ancora distinte.