Quegli infelici credevano quasi tutti alla risurrezione.
Poco dopo, Justus mi ricondusse Maria. Bar Abbas arrivò troppo tardi. Il sacrifizio era consumato.
L'aria ripeteva ancora il grido: Vendetta! vendetta!
— Oh sì vendetta!... Chi era dunque quella donna che avevo veduta nel circo? Come era bella, mio Dio, come era bella!
Il giorno seguente, fino all'alba, quegli ebrei che si erano astenuti la vigilia di andar a vedere i giuochi dei gladiatori stranieri, occupavano quella parte dell'anfiteatro che circonda come due ale la loggia di Pilato, per andare a sollazzarsi del morituri te salutant dei loro martiri. Erano tristi, silenziosi, concentrati; si sarebbe detto che fossero in corruccio.
Lo spettacolo di Pilato non valeva, certo, quello dei suoi padroni di Roma. Egli non dava il combattimento di venti elefanti contro un pugno di Getuli armati di giavellotti che Pompeo presentò nel suo secondo consolato, nè le sessantatrè pantere di Scipione Nasica e di Lentulus, nè i cinque ippopotami opposti ai ventitrè coccodrilli di Sagurus, nè la caccia dei cento leoni organizzata da Silla, nè quella dei trecento e quindici leoni data da Pompeo, o quella di quattrocento data Cesare. Non c'erano i tremila e cinquecento leoni, tigri e pantere d'Augusto, nè finalmente i trecento orsi contro altrettanti leoni e pantere di P. Servilius. Ma il povero spettacolo di Pilato, tal quale era, bastava al gusto poco ancora solleticato di quegli Asiatici.
Pilato faceva uccidere, in quella seconda giornata di feste, dieci tigri, dieci coccodrilli, dodici leoni ed una pantera, che, dicevano, li valeva tutti; e per aguzzare l'appetito, dodici condannati per delitto d'alto tradimento verso Cesare: quarantacinque teste!
Allettato dal sangue della vigilia, il popolo si mostrava oggi di buona voglia. Lo spettacolo non prometteva egli di essere ben atroce? Si udivano qua e là ridere le donne, gli uomini smettevano la loro gravità, e s'imbrattavano la faccia con grappoli d'uva, e là ove trovavasi Bar Abbas era un susurro, uno scattar di lazzi, una gesticolazione animata, un vociare alto, un tale sconcio diavoleto infine che pareva d'essere al mercato dei legumi.
Credetti per un momento che quel monellaccio intavolasse da un capo all'altro del circo una conversazione con me, o con Pilato, o che scoccasse dei baci a Claudia, e dei torsoli di cavolo a Pomponius Flaccus. Bar Abbas aveva portato sotto il mantello un piccolo maiale, che aveva trovato non so dove, poichè quel quadrupede è cosa rarissima ed antipatica nella Giudea ed a Gerusalemme. Lo mostrava di tanto in tanto, lo mordeva all'orecchio, e lo faceva grugnire come un ossesso. È in questa guisa che si era procurato un posto, e molto comodo, avendo messo in fuga tutti i suoi vicini; di maniera che se ne stava tanto comodamente quanto Pilato.
Al tocco, gli abitanti del palazzo d'Erode arrivarono, e si posero nei loro posti come il giorno prima. Qualche minuto dopo, le trombe suonarono per annunziare che lo spettacolo cominciava. Questo fu il segnale per i bestiarii di sollevare le grate di ferro alle bestie feroci, per i guardiani di condurre i prigionieri, e pel popolo ebreo di levarsi come un sol uomo e scappar fuori dall'anfiteatro. Il vuoto più assoluto si fece quindi intorno a Pilato, a sua moglie ed al governatore di Siria, ai due lati dove stavano.