Sì, io mi rivestiva di fatuità, quando ciò stava nei miei interessi; ma non ne avevo poi tanta per credere di avere addomesticato con un solo sguardo quella leonessa, che essa sola avrebbe incendiato un'orgia. Quella donna aveva dunque uno scopo. La sua condotta la denunziava. Avessi io fatto mille volte più che fatto non aveva per lei, fossi io stato mille volte più venusto che non mi era, ella avrebbe potuto ricompensarmi con un sorriso. Perchè dunque questi apparecchi d'una festa frenetica?
Non comprendendola, mi trincerai nella mia finta fatuità, ed attesi.
Vedendomi entrare, Claudia mi fece segno di andare a prender posto presso di lei, e col più grazioso sorriso mi disse:
— Siate il benvenuto, ospite mio, benchè sia la guardia del pretorio che ti ha qui condotto.
— Se mi fosse dato averla fossile, quella guardia del pretorio, le alzerei un cellario e l'adorerei, risposi. Orfeo traversò l'inferno, e al postutto non ritrovò che sua moglie.
Claudia sorrise. Sedetti a lei vicino. La sua testa sfiorava il mio petto.
— Ho un gramo cuoco, disse Claudia. Il mio Labdacus, nondimeno, è scolaro del famoso Mosquion, detto il Fidia dei cuochi, quegli che con i resti dei pranzi d'Atticus comperò due villaggi in due anni.
— Ho inteso parlare di quel povero diavolo a cui occorsero due anni per raggranellare la miseria di tre milioni. Un uomo come lui che dava al maiale il gusto dello storione, alle murene il gusto del cinghiale, che serviva dei ravani per acciughe, che conosceva la geometria, l'astronomia, la medicina, la pittura e la scoltura, mettere due anni per comperare alcune centinaia d'uomini e poche leghe di terra? Era un povero taccagno quell'Attico!
Le schiave che dovevano versarci il vino, presentarci le coppe, aspergerci di foglie di rose e rinfrescarci con le penne di struzzo, erano già al loro posto. Ad un segno dell'eunuco soprintendente al banchetto uno sciame di schiave di tutti i colori, mezzo ignude, come la loro padrona, irruppero nella sala, le une portando dei vasi o dei bacini, le altre sostenendo un immenso vassoio contenente il primo servizio.
— Ho ommesso, disse Claudia, tutte le ostentazioni, i giuochi, le facezie; ho ommesso perfino i due nani che Tiberio ha fatto allevare per me entro dei tubi, e che sono ancora più piccoli di Conopa, il nano d'Augusto, che pure non era alto che due piedi e mezzo. Ti do da mangiare soltanto, non t'invito ad una festa romana. Devi aver fame, a quello che mi fu raccontato.