— Tutto, tutto: io ti darò tutto, purchè tu riesca a liberare Giuda. M'hai tu compreso? tutto.

Justus era caduto ai piedi di Maria e li baciava con ebbrezza, sclamando:

— Gli è che io ti amo tanto, Maria! Gli è che traverserei il deserto sopra le mie ginocchia per arrivare fino a te, Maria! Un anno, un anno intero, mio Dio, ho sofferto il supplizio di vederti nelle braccia d'un altro, di sentire il rumore dei suoi baci, di sfiorare il soffio delle tue carezze. Mi sono trascinato la notte sotto le tue finestre, come un essere che striscia, per aspirare un profumo che trapelasse dalla tua camera, ed ho inteso.... Dio mio! e non sono ancora pazzo!

— Ma di che hai d'uopo ancora, cosa vuoi? Non ti ho forse detto tutto? La promessa non ti è bastante forse? Vuoi un impegno? un giuramento? Vuoi ch'io t'abbracci per farti partire, che mi getti ai tuoi piedi, per darti fretta? Cosa vuoi altro? dillo, ma dillo dunque! E resti invece lì ancora a leccare i miei sandali.

Justus si levò e sclamò:

— Maria, tu saprai ciò ch'io avrò fatto e giudicherai. Io non voglio giuramenti; tu avrai compassione di me, non è vero, Maria? addolcirai questo amore che mi uccide.

Alla sera, Justus ritornò da Maria. Bar Abbas aveva avuto ulteriori informazioni. Bar Abbas aveva fatto dei progetti di liberazione che Justus si attribuì agli occhi della giovine donna. Egli fomentava la gelosia di Maria, e strappava alla gelosia ciò che l'amore gli aveva rifiutato.

Qual era codesto progetto di Bar Abbas?

Bar Abbas era un vagabondo notturno. Gli restava ancora probabilmente una casupola, ch'egli chiamava la sua magione; ma ordinariamente e' passava la sua vita in casa altrui, o meglio nella casa di tutti: nelle piazze pubbliche, all'angolo d'una via, nel bugigattolo di una di quelle povere disgraziate che la notte sollecitavano i viandanti nelle stradelle remote, o in prigione, raccolto ubbriaco fradicio dalle guardie di notte, o facendo baccano all'uscio delle osterie. Gli accadeva talvolta, pure, di restare fuori delle porte della città, e di vagare lungo le mura a rischio d'esser divorato dagli sciacalli e dai lupi, battendosi coi cani che risvegliava.

In quelle peregrinazioni notturne, gli era avvenuto di esser due volte testimonio di una scena che lo aveva sorpreso. Aveva scoperto a una svôlta di strada, cinquecento passi dai giardini del palazzo di Erode, dalla parte d'Ophel, cinque o sei individui ravvolti nei loro mantelli, in disparte nella corte d'una casa, vicino ai loro cavalli, pronti alla partenza. Poi, più lungi, aveva veduto un'altra persona uscire da una porta secreta dei giardini reali, aprendola per di dietro, richiuderla ed allontanarsi. Quella scoperta gli aveva suggerito un'idea, una bizzarria. L'aveva comunicata a Justus, che l'aveva approvata senza discussione, giacchè gli era mestieri di raccontare a Maria un progetto qualunque fosse. Justus era uno di quegli uomini che hanno del coraggio in mezzo ad una mischia, e che sono poltroni di fronte ad un pericolo isolato. Bar Abbas non gli aveva per altro svolto che lo schizzo del suo progetto. Egli voleva, nella prossima notte, verificare la posizione, ed assicurarsi, se la sortita di quell'uomo che aveva veduto, si rinnovellava.