Aveva sete di speranze e d'incoraggiamenti.
Quando io venni a raggiungerlo a Bathabara, ei non era ancora di ritorno; ma i suoi discepoli lo aspettavano sotto le capanne del fiume. Io lo attesi altresì, ma a Gerico, andando ogni mattina ad informarmi se fosse arrivato.
Una mattina finalmente lo incontrai. Mi parve profondamente abbattuto. Pure non manifestò nissuna idea di indietreggiare, o di cangiar proposito. Lo scongiurai ancora una volta di lasciar per il momento la parte di moralista e di umanitario da lui scelta, e di seguire l'istinto della nazione che domandava un capo politico. Egli mi rispose che i messia che l'avevano preceduto «erano dei ladri e dei briganti,» e che egli non conosceva altra salvezza, ed altra possibilità di riescita, che nell'assorbimento del popolo in Dio.
Vedendolo allontanarsi da Gerusalemme, onde evitare la spiegazione alla quale era stato invitato, la gente del Tempio ed i Farisei non lo tennero per sdebitato malgrado la sua fuga. Lo fecero cacciare dai loro segugi, che lo snicchiarono al guado del Giordano, a cavallo fra i due Stati, potendo in pochi minuti cercare un asilo dall'una o dall'altra parte del fiume. Essi lo tenevano dalla parte del paese romano. Bisognava dunque comprometterlo nella Tetrarchia. Antipas, o meglio Erodiade, non aveva che una sola corda sensibile — quella che il poco abile Battista aveva toccata, e ne era stato colpito di morte.
Gli agenti del tempio domandarono quindi al Rabbì, se un uomo poteva scacciare sua moglie per qualsiasi cagione.
Le scuole di Hillel e di Shammai avevano già posata tale questione; ma il Tetrarca della Galilea l'aveva risolta, e guai a chi si fosse avvisato contraddirlo.
Il Rabbì fiutò la trappola, e con quell'ammirabile tatto ch'egli aveva per istornare un'importuna interpellanza, colla squisita finezza che sapeva mettere nelle sue risposte, quando non rispondeva bruscamente, o motteggiando, egli disse:
— Il marito e la moglie non formano che una sola carne.
Una circostanza venne allora ad accelerare la catastrofe.
L'amico del Rabbì, Lazzaro di Bethania, giaceva nel suo letto gravemente infermo e le sorelle di lui lo mandavano a chiamare per venirlo a rilevare. Lazzaro era epilettico. Ma questa volta la malattia si era complicata di segni pericolosi; imperciocchè, dopo che l'accesso era passato, Lazzaro era restato rigido e freddo come una barra di ferro. (L'accesso epilettico era stato seguito dalla catalessia). Questi sintomi avevano allarmato le due donne. Quando il loro messo raccontò al Rabbì lo stato dell'ammalato, egli non se ne mostrò inquieto. Vide in quel fatto un'occasione felice, al contrario, per la sua glorificazione.