Justus entrò dalla porta del gabinetto oscuro nella sala di riunione. Hannah pregò Ida di attendere il suo ritorno ed il momento di vedere suo fratello. Egli uscì dalla porta del giardino. Bar Abbas, che aveva consegnata sua nipote, ne aspettava il prezzo, nella stanza vicina — vestibolo che conduceva alla scala secreta.
Un quarto d'ora era appena passato dalla partenza di Hannah, quando Bar Abbas udì nella camera da letto del sagan, la voce di sua nipote, ed uno strepito di lotta, e di mobiglie rovesciate. Credendosi giuntato da Hannah, egli aprì la porta, ed entrò per impedire la deteriorazione della sua mercanzia, prima di averne palpato il prezzo. Restò stupidito. Invece di Hannah, vide Justus che stava compiendo la più odiosa violenza sopra la fanciulla, che si dibatteva eroicamente. Preso pel collo da Bar Abbas, Justus gli diede un colpo di pugnale. Ma vedendo alla sua volta luccicare sul suo capo il coltello di Bar Abbas, fuggì. Bar Abbas, colpito soltanto nel mantello, lo inseguì a traverso il vestibolo, lungo la scala secreta, nella corte, fuori della porta, e raggiuntolo nella strada lo freddò di botto con un colpo di coltello, che entrando dalla spalla, gli traversò il polmone. Justus cadde, senza profferir parola: ma dei soldati romani che passavano, arrestarono Bar Abbas e lo tradussero al pretorio.
Ida, restata sola, spaventata, lacerata, vergognosa, non sospettando punto dei progetti del sagan, nel quale non scorgeva anzi che un protettore, temendo di restare in quella stanza, perdendo il capo, stravolta, aprì la porta del gabinetto. In quel momento la voce di suo fratello dalla stanza vicina la colpì. Ogni suo sospetto si dissipò. Si rannicchiò nel gabinetto oscuro, ed ascoltò, aspettando la fine.
Nel frattempo, Hannah si presentava a Claudia. Ella non l'aveva fatto chiamare, ma mostrò piacere di vederlo. Il sagan le raccontò ciò ch'era avvenuto dopo la partenza di lei, e le disse che doveva lasciarla per assistere all'interrogatorio di Gesù.
— Vengo teco, sclamò Claudia.
— È impossibile, rispose il sagan; le nostre leggi proibiscono che una donna, una straniera, assista alle deliberazioni del consiglio delegato dal sanhedrin.
— Da quando in qua, sagan, objettò Claudia, le leggi sono state un ostacolo alla curiosità di una donna? Io voglio vedere, ascoltare, sapere, e decidere da me stessa. Volevo appunto provocare codesta deliberazione, e dare le mie disposizioni. Sono contenta che ciò si trovi fatto più presto che io non pensava.
Tutte le scuse, tutti i dubbi, tutte le difficoltà del sagan non riescirono che ad infiammare il desiderio di Claudia, ed a svegliare i suoi sospetti. Bisognò cedere. Soltanto ella acconsentì ad ascoltare senza vedere, ed Hannah la condusse per la porta segreta del giardino e pel piccolo andito, al gabinetto oscuro ove stava Ida.
Per via egli aveva appreso la sorte di Justus.
Ida, udendo la voce del sagan nell'andito, ebbe vergogna di lasciarsi sorprendere, origliando alle porte. Uscì dunque immediatamente dal gabinetto, ove Claudia s'installava e passando pel quale Hannah entrava nella sala ove noi eravamo col Rabbì e Gamaliel, chiudendo la porta. Il sagan non aveva traversato il suo piccolo appartamento per non svelare a Claudia la presenza d'Ida. Questa aspettò un momento, restò un istante alle scolte, e non udendo più nulla cedette all'invincibile interesse che le ispiravano le mortali lotte di suo fratello col gran Consiglio, e s'insinuò di nuovo nel gabinetto. Claudia vide entrare in quella oscurità un'altra persona e non si mosse. Ma quando il Rabbì ebbe detta la sua ultima parola, quando Gamaliele rivelò la cospirazione contro i Romani, che covava in tutta la Palestina, Claudia pensò che quella persona misteriosa, sopraggiunta lì, a fianco di lei, ne sapeva di già troppo. All'ultima frase del Rabbì, un grido soffocato, o piuttosto un sospiro prolungato sfuggì dal petto della fanciulla. Claudia allora l'afferrò pel braccio e le dimandò: