— Io ti aveva prevenuto, mi rispose con voce accasciata.
I quindici giorni che seguirono questa scena non contano nella mia esistenza.
Fuggii a Gerico. Mia sorella che m'amava tanto, che m'aveva fatto giuocare sulle sue ginocchia quando ero bimbo, che mi era stata quasi una madre, la mia povera sorella fu spaventata dal mio stato. Ella mi credette talvolta pazzo, talvolta stupido. Poi, ebbi la febbre ed il delirio. Chi non ha avuto una simile crisi nella sua vita? Tanto peggio per queglino che non l'ebbero mai. Finalmente mia sorella entrò nella mia stanza, un mattino, spaventata, e con voce concitata mi disse:
— Giuda, un corriere da Gerusalemme.
— Che mi vuol egli?
— Porta una lettera.
— La dia....
— È venuto a cavallo, e viene dal palazzo d'Erode.
— Dal palazzo d'Erode, o dall'inferno, per me è tutt'uno. Dove è la lettera?
— Eccola.