— Ma la spada di Cesare, rispose Osea, punisce queglino che si proclamano re, là ove desso è imperatore. Ora, noi non abbiamo altro re che Tiberio. Se tu ne conosci un altro, assolvi il prigioniero[49].
— Allora io voglio sapere, e scandagliare io stesso la verità. Fate passare codesto uomo nel pretorio, ond'io lo interroghi.
Pilato rientrò nella sala del giudizio ove i soldati romani introdussero il Rabbì. A quella vista, Ida gettò un grido, e si avvicinò a suo fratello; ma questi ritrovandola alla presenza di Pilato, arrossì ed indietreggiò. Ida comprese e cadde ai piedi del procuratore. In quel momento stesso apparve Claudia, e vide Ida in ginocchio, mentre Pilato si piegava per rialzarla, sfiorando delle sue guancie i capelli della fanciulla, respirando il suo alito e dicendole alcune parole di consolazione.
Fu un lampo.
Io seguiva Claudia.
Alla vista d'Ida e di suo marito in quella posizione, così vicini l'uno all'altro, Claudia diede un ruggito che avrebbe spaventato una leonessa.
— Tu ancora? gridò la forsennata. Ah! ti tengo alla fine.
Ed acciuffandola dai capelli, rapendola di un sol balzo, Claudia varcò la sala e sparve dalla porta d'onde eravamo entrati, chiudendola dietro di sè. Questa apparizione sinistra non durò che un momento, ma il terrore s'impadronì di noi tutti. Io volli slanciarmi dietro alle due donne. La porta era serrata a chiavistello. Volli uscire. Il Rabbì mi sbarrava la porta della corte, sulla cui soglia egli restava freddo ed immobile.
Egli mi avvischiava ad un altro disastro.
Pilato profondamente turbato da ciò che era allora accaduto e prevedendo forse l'atto terribile che stava per compiersi negli appartamenti di sua moglie, senza ch'egli potesse impedirlo, passeggiò per alcuni istanti nella sala. Ida, il Rabbì, Claudia si confondevano nel suo spirito velato, e danzavano in una nuvola di sangue. Si fermò finalmente rimpetto al prigioniero, e con una grande veemenza, quasi fuori di sè, gli chiese: