Mentre il Rabbì ricompariva dinanzi a Pilato, io mi recavo da Claudia.
Maria fu la sola fra gli amici e i discepoli di Gesù che assistette all'interrogatorio.
Pilato riapparve sulla bima, di molto cattivo umore. Egli credeva essersi scaricato sul tetrarca d'un giudizio che gli pesava, a causa di Claudia, e d'Ida. Poichè, qualunque fosse stata la sua sentenza, essa ferirebbe una di quelle due donne ch'egli amava.
— Il tetrarca, disse Osea, non vuole confermare la nostra condanna. D'altronde non ne ha precisamente il diritto. Il delitto è stato commesso sopra un suolo di tua e di nostra giurisdizione: noi soli abbiamo il diritto di condannare.
Pilato alzò le spalle con un atto di sprezzo e di impazienza, ed indirizzandosi al Rabbì, gli disse bruscamente:
— Li ascolti? Tu sei dunque re degli Ebrei, tu?
— Questa domanda viene da te, oppose il Rabbì, ovvero tu ripeti ciò che gli altri dicono di me?
— Sono forse Ebreo io? I tuoi compatriotti ed il tuo sanhedrin ti conducono da me, come colpevole. Che hai fatto dunque? È egli vero che hai tentato di conquistare questo regno?
— Questo regno? Apprendi dunque, agente di Cesare, che il mio regno non è di questo mondo. Se lo fosse, la mia gente avrebbe combattuto per me, m'avrebbe tolto alle mani degli Ebrei, e ti avrebbe ridotto all'impotenza. Ma, lo ripeto, il mio regno non è di questo mondo.
— Così, tu sei veramente re, allora?