— Tu l'hai detto, rispose Gesù, io sono re. Gli è per questo che io nacqui, gli è per questo che sono venuto al mondo. Io debbo attestare la verità. E chiunque è nel vero, ascolta la mia voce.

— Ma cosa dunque è la verità[50]?

Il Rabbì non rispose più. Osea sclamò:

— Come? tu cerchi ancora la verità, ufficiale di Cesare? Non ha egli detto chiaramente che egli è re degli Ebrei?

— Precisamente perchè egli lo ha detto così chiaro, io ne dubito. Se fosse colpevole, egli avrebbe negato. Egli è dunque pazzo. Io non posso condannare alla croce un uomo che ha perduto la ragione.

— Fa attenzione, procuratore! disse Osea. Quest'uomo non è nè pazzo, nè visionario. Egli è rivoluzionario. Tu ci offendi, se non vendichi la bestemmia contro il nostro Dio. Non ha egli detto perfino che se demolissimo il Tempio, egli lo ricostruirebbe entro tre giorni?

— Vado a farlo flagellare allora per farvi piacere, ripetè Pilato. Ogni altro castigo mi sembra enorme.

— Enorme! mormorò Osea. Procuratore, sta attento. Interroga tutta Gerusalemme che l'ha veduto, quattro giorni fa, entrare nella città accompagnato dai suoi compatriotti che gridavano: Osanna al figlio di Davide, Osanna al re degli Ebrei! Se un fatto simile fosse accaduto a Roma, Tiberio l'avrebbe egli tollerato? La nostra fedele città non ha ceduto alla tentazione, ed ha lasciato passare la sommossa. Ora noi non vogliamo, noi che siamo responsabili dell'ordine nella nostra città, che la notizia ne sia portata a Cesare, e ch'egli ne prenda pretesto per aggravarci di nuove tasse. Noi abbiam fatto il nostro dovere. Abbiamo preso, condannato, e presentato al tuo tribunale il colpevole d'un tentativo d'insurrezione contro l'imperatore; noi ci scaricheremo presso di lui con una ambasciata. Noi non abbiamo alcuna sete di sangue; ma tu resti responsabile delle conseguenze.

— Io non temo le vostre accuse contro di me. Cesare mi conosce. Ma io non voglio creare fra noi dei nuovi appigli di dissapori. Voi volete che quest'uomo, che questo vaneggiatore sia condannato alla croce? io lo condanno. Ma siccome tutti gli anni, alla festa del paschac, io fo grazia ad un condannato, vi propongo di farla al Rabbì. Ho in questo momento quattro condannati a morte fra le mani: costui, un ladro d'Emmaus, l'esseniano Moab che ha tentato di assassinarmi, e Gesù Bar Abbas che ha assassinato Justus. Scegliete.

— Gesù, Gesù! gridò la gente che riempiva il tribunale.