I tre condannati furono spogliati nudi, secondo l'uso. Maria si avvicinò al Rabbì per fargli bere il vino preparato. Il Rabbì si opponeva. Maria con un segno degli occhi lo decise, ed egli ne inghiottì uno o due sorsi. Non era abbastanza, ma non era neppur poco. Moab ed il suo compagno Zabdi bevvero senza rimorso.

Il Rabbì era agitato da un'inquietudine straordinaria. L'aspetto della morte lo spaventava. Ebbe delle debolezze che mi sorpresero. Si lamentò degli uomini e di Dio. Forse non aveva torto. Nessuno dei suoi discepoli lo assisteva. Alcune donne galilee, che un tempo gli avevano manifestato tanto attaccamento lo contemplavano ancora da lungi, mezzo nascoste dietro i mandorleti. Io mi mostrava sollecito piuttosto per Moab, Maria fu eroica; perocchè ella sentiva gli spasimi doppi soffrendo ad un tempo per lei e pel Rabbì.

Maria ottenne, dopo aver scambiato qualche parola con Lentulus, che non si traforassero con chiodi i piedi del Rabbì, ma le mani soltanto. Ottenne ancora che gli si ponesse sotto ai piedi una tavoletta solida per sostenere il corpo, e fra le gambe un ceppo fortemente conficcato nel tronco della croce per farvelo sedere e diminuire così lo strazio delle mani.

Lentulus accordò tutto, pigolando intorno a Maria come un vecchio colombo. In dieci minuti ella ne aveva fatto il suo schiavo.

Quando tutto fu pronto, il Rabbì si coricò sulla croce. Gli si legarono fortemente i piedi alle cavicchie. Egli inforcò il più comodamente che potè, il piuolo, e tese le mani. Il Rabbì gettò un grido acuto quando i chiodi gliele traversarono. Di natura eminentemente nervosa, sentiva vivamente il dolore. Maria gl'innondò il viso di lagrime, dicendogli dolci parole.

Il Rabbì non rispose motto. La lotta interna gli si dipingeva sul viso, crispava la sua fronte, offuscava volta a volta, o faceva fiammeggiare il suo sguardo.

Quando egli si fu convenientemente adagiato sul suo altare di morte, lo si rizzò dolcemente onde non iscuoterlo troppo; si lasciò scorrere l'estremità inferiore della croce nel suo buco e la si consolidò con dei coni. Prendendo la posizione verticale, un'onda di sangue colorò il viso di Gesù. Ma gli era piuttosto un effetto dell'emozione morale, che del dolore materiale. Una febbre intensa s'accese immediatamente nel suo sangue. Poco dopo, e' chiese da bere. Imbevvi una spugna nel vino speziato, e la portai alle sue labbra. Il Rabbì bevve, e dieci minuti dopo cadde in una specie di coma così completo, così potente, che Maria ed io tememmo per un momento che la forte dose di narcotico, che doveva alleviare i suoi spasimi non l'avesse invece avvelenato.

Erano scorse le quattr'ore della sera.

I pochi curiosi che avevano assistito all'esecuzione erano rientrati in città. Una dozzina di soldati ed il loro capo, Maria ed io, restavamo soli sul Golgotha intorno ai crocifissi. Maria sollecitava Lentulus ad abbreviare la faccenda e Lentulus sembrava più premuroso ancora di lei. Ma se il Rabbì mostrava tutti i sintomi della morte, gli altri due condannati parevano ancora rigogliosi di vita. Si fece loro inghiottire il resto del vino aromatizzato onde stordirli e finirli. Il tempo stringeva.

Erano le cinque ed alle sei tutto doveva essere terminato, le croci abbattute, i cadaveri seppelliti per non contaminare il sabato del Signore, il più solenne di tutto l'anno. Fu mestieri ricorrere al crurifragium ordinario. Fortunatamente, i due altri suppliziati principiavano essi pure a cadere come il Rabbì nell'annientamento della morte. Lentulus diede l'ordine di frangere le gambe e le braccia di Moab e di Zabdi. L'ordine fu eseguito.