E' non credettero mai — quei semplicioni! — alla resurrezione del loro maestro.
Tre mesi dopo, mia sorella vedova, Noah, il mio amico ed io c'imbarcammo a Joppa per Taranto.
XXXIII.
Tre anni sono scorsi dagli ultimi avvenimenti che ho più su raccontati.
Siamo a Roma.
Un giorno, andando alle Terme, incontrai Pilato, il quale, avendo finito i suoi dieci anni di potere, ritornava a Roma.
Io aveva allora ventisei o ventisette anni.
Avevo adottato il costume greco, e passavo per un cittadino di Rodi. La mia barba era cresciuta, la vita elegante della gioventù d'Antinoo che io menava aveva profondamente alterato i miei lineamenti. Malgrado ciò Pilato mi riconobbe e mi venne incontro.
La sua prima parola fu pel mio amico. Un sospiro doloroso sfuggì dal mio petto. Mi dimandò di visitarlo. Gli risposi di affrettarsi poichè le ore di quel disgraziato erano contate. Pilato non fece neppur un'allusione a sua moglie. Il nome solo di Claudia mi dava i brividi. Pilato mi confidò ch'egli non voleva vivere a Roma, ove ad ogni momento si urtava a memorie che l'oltraggiavano, e che partiva tra pochi giorni per la Spagna, per il suo bel paese d'Hispalis (Siviglia) ove andava a fissare la sua dimora con i suoi due figliuoli.