All'indomani, Pilato venne a trovarci.
Era tempo.
Avevamo una piccola casa sul monte Esquilino con un bel giardino sul di dietro.
Era il principio di maggio, all'ora quarta. Una giornata splendida; il sole era in festa. L'aria ripiena di canti e di profumi; la terra dei fiori. Sotto un piccolo portico che copriva il ballatoio dei gradini del giardino, sopra dei cuscini, avviluppato di coltri giaceva un ammalato. Noah se ne stava dietro di lui, e mia sorella di fronte avendo alle mani una coppa con non so che cervogia.
Il mio amico moriva di consunzione.
Aveva voluto vedere il sole per l'ultima volta e spirare guardando il cielo.
È sì triste morire fissando un soffitto di legno!
Da tre anni, il mio amico deperiva. Era sempre malinconico, sovente cupo. Non sorrideva più. Parlava pure raramente, evitando ogni memoria del passato. Non volle vedere nessuna delle sue antiche conoscenze. Solo Maria di Magdala gli scrisse tre o quattro volte, implorando che la lasciasse venire a raggiungerlo a Roma. Il mio amico, vivamente commosso, profondamente tocco, le rispose, ma le ingiunse di restare nella Siria. Un uomo però fu da lui ricevuto: un certo Saul da Tarso, uomo di spirito elevato, ma panneggiato di roffia ed entusiasta. Costui vide due volte il mio amico e conversò con lui da solo a solo lungamente. Poi più nessuno, più nulla. Il mio amico viveva in una tomba in mezzo al mondo vivente.
Egli non godeva della creazione che per buffi; talvolta un'alba splendida, talvolta un tramonto malinconico, talvolta un chiaro di luna inebbriante, un fiore di qui, di là una carezza di quella buona Noah o una dolce parola della mia eccellente sorella, la quale l'amava come la mi amava — vale a dire come dieci madri! Ora il momento fatale era arrivato. L'olio della lampada era consumato fino all'ultima goccia: la vita era usata.
Io aveva chiamato dei medici greci ed asiatici. Nessun d'essi non aveva trovato la benchè minima cosa per involare un'ora alla clepsidra del tempo. Avevo comperato dei filtri alle sagas; i loro beveraggi avevano invece forse affrettata la catastrofe. Il mio amico si era prestato a tutto per compiacermi, ma fino dal primo giorno, mi aveva dichiarato che la sua vita era stata estinta, e che lo smagamento ed il disinganno lo uccidevano.