I primi colpi della contraddizione l'avevano cangiato. Era divenuto irascibile, assoluto, collerico, esigente più che mai, non tollerante alcun ritardo, alcun consiglio, alcuna controversia, alcuna resistenza: non discussioni, non dubbii. Era divenuto spaventevolmente assorbente. Egli comprendeva tutto ciò che la sua posizione aveva di terribile. Non vedeva nessuna maniera di sfuggirvi senza scadere, rientrare nell'ombra, annichilirsi, e morire di crepacuore nel ridicolo. Comprendeva che in situazioni simili l'ardire solo può esser salvezza. Cesare s'era salvato così. Pompeo ed Antonio avevano soccombuto per aver mancato di codesta prontezza necessaria a parare i colpi del destino. Egli non aveva più nulla a sperare dal tempo che facendogli violenza. L'occasione che io gli offriva non si presenta due volte nella vita dell'uomo che provoca la sorte. Occorreva agire, ora, e nient'altro che agire, sorprendere, forzare quelle decisioni dietro le quali si rizza o l'altare o il patibolo. I suoi nemici l'avevano compreso. Essi l'avevano segnato, avevano posto gli artigli sopra di lui, e parevano decisi a non più lasciarlo, che soccombendo essi stessi, o annientandolo.

Gli antichi partiti non potevano più vivere insieme con lui. Egli li aveva provocati; essi avrebbero creduto abdicare se non avessero accettata la sfida, e schiacciato l'audace che li aveva sberteggiati. Gesù veniva a disfare cinquemila anni di giudaismo. Si poteva incrociarsi le braccia e lasciarlo fare? Il tuono da lui assunto non poteva del resto durare più oltre. La dottrina, tale quale egli l'esponeva, si oscurava e diminuiva spiegandola maggiormente: al che lo si spingeva ogni giorno. Il figlio di Dio stava in equilibrio sopra un filo, fra il sublime ed il ridicolo, fra il messia ed il ciarlatano. Un soffio, e l'idolo ascendeva ai cieli, o si affondava nel fango. Già i suoi discepoli lo credevano un pazzo, ed i suoi nemici un demoniaco[3]. Ed egli si vedeva obbligato ad accelerare la progressione nell'entusiasmo, onde non precipitare dalle cime ove erasi innalzato.

Gesù aveva detto la sua prima parola: amore! Ora gridava freneticamente: Io sono la spada, il disordine, il fuoco! Rinnegava la patria, la famiglia, l'amicizia, la personalità: il sangue, il suo stesso sangue l'inebbriava. Dichiarava guerra alla società, alla natura. Un uomo gli disse: Io ti seguo, o Signore, ma lascia che prima io seppellisca mio padre. «Lascia» gli rispose il Rabbì «lascia i morti seppellire i morti: cammina». Ancora un passo, e questa fede, questa sicurezza, questa confidenza in sè stesso, questo idealismo, questa visione, questa fissità generavano la follia. Egli stesso me lo disse più tardi, tratteggiandomi lo stato del suo spirito nella capanna della valle del monte Hermon. Egli fe' violenza a queste riflessioni, tagliò corto all'aspettare, ai nuovi progetti, sviluppo consecutivo della sua dottrina e dei suoi piani, ed annunziò ai suoi discepoli che partiva per Gerusalemme ove andrebbe ad attenderli pel paschah.

— Aspetta ancora, o Signore, gli suggerì Simone, non andare ad esporti così presto.

— Indietro, Satana! gridò Gesù incollerito. Tu mi disgusti; perocchè tu non assapori le cose di Dio, e ti inebbrii di quelle degli uomini.

Gesù partì effettivamente dalla Galilea un mese prima della carovana. Andò a vedere sua madre a Cafarnaum — aveva rotto coi suoi fratelli che lo spingevano a perdersi con dei colpi messianici avventurosi. Andò a vedere Maria a Magdala, e le ordinò di unirsi alla carovana, e di recarsi a Gerusalemme per la valle del Giordano. Egli prese in seguito, solo ed a piedi, la via di Samaria, traversando Shichem, Shiloh e Bethel, le tre città sacre che precedono Sion.

La sera del 13 Adar, giorno del digiuno di Esther, vigilia della festa grottesca del Purim, le saturnalia degli Ebrei (carnevale odierno), il Rabbì di Nazareth, entrò a Gerusalemme pel sobborgo e la porta di Beniamino, vedendo alla sua sinistra Bezetha colle sue case, le sue sinagoghe, ed il nuovo palazzo di Antipas, alla diritta il Gareb coi suoi giardini, le sue ville, la sua piazza per i supplizj, le sue grotte e le sue tombe. Traversando la grande strada nella valle dei formaggiaj, e voltando a sinistra a mezza via nella strada che conduce alla porta delle Greggie, egli passò il letto disseccato del Cedron. Poi costeggiò la china occidentale del monte degli olivi, ed a traverso una piantagione di fichi e d'olivi arrivò a Bethany, villaggio a due miglia di Gerusalemme, nella casa del suo amico Lazzaro.

Questa casa era bassa e nuda; aveva un tetto aperto, un solaio a calce e sabbia, una piccola corte, e dominava la valle del Cedron, il mare d'Asfalto, le montagne di Moab, e quel sentiero di pietre liscie e sdrucciolanti sulle quali nè cavallo nè cammello possono tener piede, e che da Gerusalemme conduce a Gerico. Fu lì, seduto fra le due sorelle di Lazzaro, Marta e Maria, che rinvenni finalmente il Rabbì di Nazareth, dopo esservi andato dieci volte per trovarlo.

Era tempo, imperciocchè ecco che cosa era accaduto.

XX.