Lasciando il sagan andai da Claudia. M'accolse a braccia aperte come un vecchio amico. Io diedi a lei ragguagli più completi, e valutai con più calma le probabilità dell'impresa. Le mie domande la imbarazzarono più forse di quelle del sagan. Ma in realtà, io prestava poca attenzione alle sue risposte. Una cosa per altro mi colpì, perchè ella stessa n'era impressionata. Claudia, dopo avermi raccontata la scena che seguì fra lei e suo marito dopo la mia partenza, mi disse, che da quella sera Pilato era divenuto invisibile e sembrava orribilmente triste. Arrivava al pretorio all'ora della giustizia, poi si chiudeva nella sua torre solitaria, e non se ne moveva più. Claudia non lo aveva intravisto, da circa un mese, che due volte, per darle delle lettere di Tiberio. Ella principiava a sospettare che suo marito l'amasse.

Ebbi paura di mettere questa lupa sulle traccie d'Ida, e di approfondire questa coincidenza di malinconia. Tuttavolta le dissi:

— Claudia, conosci tu Cajus Crispus?

— L'ho veduto a Joppa quando arrivai nella Siria.

— È egli morto ora?

— Otto giorni fa egli viveva, credo, poichè ne ho udito parlare. Non so se sia morto di poi.

— Conosci sua moglie?

— Mi fu mostrata a Roma spesse volte. È una delle Lesbiane alla moda, la più conosciuta nelle terme, aveva per amante il gladiatore Lydius, e per fellatore l'affrancato Cerinthus.

— A Roma! sua moglie non è dunque in Asia?

— Che io sappia almeno, no.