— Ma avrebbe egli ripudiato la sua moglie di Roma per prenderne una in Siria?
— Ne dubito. Terentilla è ricca. È figlia di un senatore, e Cajus Crispus è un ciompo, un legionario che ebbe fortuna. In quanto ad una moglie ch'egli potrebbe avere presa in Siria, non ci vedo nulla di straordinario. Tutti i nostri legionari si maritano nelle provincie ove stanno di guarnigione; poi quando partono, scrivono alle loro vedove desolate: «Cara amica, sono morto il venticinque del mese scorso» non dimenticarmi troppo, consolati come puoi, e non divenir troppo brutta nella tua vedovanza, addio.» I nostri legionarii, soldati ed ufficiali, ripetono questi matrimonii per una stagione o due, ovunque essi vanno, in Germania, in Ispagna, nelle Gallie, in Giudea, sotto ogni clima.
Ne sapevo abbastanza. Il destino di quella povera ragazza Galilea m'era ora spiegato. Vi pensai sopra tutta la notte: la mia convinzione fu completa. Ida era una vittima ed amava il suo carnefice, non dubitando punto del suo destino.
L'indomani all'alba, montai a cavallo, e mi recai di galoppo a Berachah. Moab vegliava in cima della sua piccola torre. La porta era chiusa.
— Ah! Giuda, mi gridò da quel posto senza muoversi, sei tu? Hai dunque riflettuto al mio consiglio?
— Si tratta di ben altro che del tuo consiglio, Moab. Vengo a svelare alla tua padrona il più infame tranello che si possa tendere ad una donna, e che le è stato già teso.
— Davvero! sclamò stupito Moab: parla dunque.
— Non è mica a te che devo raccontarlo, non sei tu che io possa prendere per confidente in affare così delicato.
— Sta bene. Va allora a raccontarla, la tua storia, al Monumento del gran sacerdote.
— Moab, finiamo questo scherzo che principia ad offendermi.