La sinagoga era zeppa. Una folla immensa vi aveva fatto irruzione, uomini, donne, fanciulli, vecchi, ciechi e zoppi, senza eccezione, perfino i sordi. Queglino che non trovavano più posto dentro, passavano la testa dalle finestre, o s'accalcavano alle porte. Un Giudeo si sarebbe creduto disonorato, se non avesse in questo giorno lanciato la sua maledizioncella postuma ad Aman, e data la sua avvinazzata benedizione a Mordecai.

Il paraschà del giorno conteneva la storia che dette origine alla festa. Il sheliach andò al suo posto, e principiò il seguente racconto:

«Allorchè Artaserse Longimano succedette a suo padre Serse, diede una gran festa al suo popolo, sotto delle tende di porpora sostenute da colonne d'argento ed oro. A mezzo il banchetto, riscaldato un tantinello dal vino, il re giurò che non c'era in tutto il regno una donna più bella della regina Vastiti. Un principe tributario del suo regno dimostrò una tal quale incredulità. Il re andò in collera, s'ostinò nella sua idea, e volendo provare al popolo che aveva detto il vero, imaginò di far comparire la regina ignuda dinanzi ai suoi convitati. Vastiti fu chiamata. Avendone appreso il perchè, rifiutò di obbedire. Artaserse la fece chiamare di nuovo, poi di nuovo ancora: in tutto sette volte. La regina rifiutò sempre. Il re si credette offeso da questa disobbedienza. Uno dei grandi della corte, Memunean, dichiarò al re che occorreva un esempio, senza che, incoraggiate dall'impunità della regina, nessuna donna persiana avrebbe più obbedito al suo marito. Il re comprese questa ragione di Stato, e Vastiti fu condannata ad essere espulsa e surrogata da un'altra regina. Ma Artaserse l'amava. E' divenne triste. I suoi amici lo consigliarono di neutralizzare questo amore con un altro amore e di elevare al suo letto la più bella vergine della terra abitata. Il re si rassegnò al rimedio, trovandolo dolce».

— Il povero uomo! esclamò Bar Abbas.

«Una caccia di vergini fu messa in campo, continuò il sheliach. I differenti ufficiali che percorsero l'Asia a quest'oggetto ne riunirono quattrocento.

— Soltanto? chiese Bar Abbas.

— Ahimè! sì, continuò il sheliach.

«Le vergini erano rare e le belle ancora più rare. Fra queste si trovò Esther, la nipote unica d'un Ebreo di Babilonia. Era la più bella di tutte. Quando gli eunuchi ebbero preparato per sei mesi queste vergini con delle abluzioni, delle unzioni, e dei profumi, il re ne prese una tutti i giorni nel suo letto, onde scegliere alla prova, e non sul rapporto d'un eunuco. Allorchè giunse la volta di Esther, il re se ne innamorò e la sposò. Ella non aveva detto a quale nazione appartenesse. Allora Mordecai lasciò Babilonia e venne a Shushan. Una cospirazione d'eunuchi essendo stata ordita contro il re, Mordecai la scoprì ad Esther, e questa salvò il re. Mordecai fu autorizzato a dimorare alla corte. Ora il re aveva un amico, un Amalecita chiamato Aman.

«Maledetto Aman! gridarono tutti da tutti gli angoli.

«Il re aveva ordinato che lo si adorasse come un altro lui stesso. I Persiani, i Medi obbedirono. Mordecai, no.