— Che! che! l'è una fiaba codesta, osservò Bar Abbas: i re non si ricordano mai i servigi ricevuti, e meno ancora le ricompense che restano a darsi.

«Non gli si è dato nulla, rispose lo scriba del re. — Sta bene, disse Artaserse. Ecco il giorno. Se v'è qualche amico arrivato nella mia anticamera, fallo entrare. — Aman era di già lì. S'era alzato di buon'ora per ottenere dal re il permesso d'impiccare Mordecai.

— Impiccare? corbezzoli! ciò non si ritarda giammai! sclamò Bar Abbas.

«Arrivi in punto, rispose il re. Consigliami come potrei onorare in maniera degna di me una persona che io amo assai. — Autorizzandolo, Dio mio, a passeggiare a cavallo cogli stessi emblemi della tua Divinità, una catena d'oro al collo, e ordinando a tutto il tuo popolo di onorarlo come tu lo onori.

— Va bene, rispose il re; cerca allora Mordecai, e fa tu stesso quanto mi hai consigliato.

«Benissimo, bravo, viva il re! gridò il popolo.

«Aman che aspettava tale onore per sè stesso, parve confuso, abbattuto. Pure obbedì. Mordecai ritornò alla corte. Aman andò a lagnarsi con sua moglie. Fu chiamato alla cena per ordine della regina. Al banchetto, il re domandò nuovamente ad Esther quale grazia desiderasse. Esther principiò allora ad esporre, piangendo, le miserie del suo popolo, e supplicò che l'ordine della sua distruzione fosse rivocato. — Chi ha cagionato questo dolore alla mia regina? chiese il re. — Aman, rispose Esther. — Artaserse lasciò il banchetto, ed uscì nei giardini molto turbato. Aman cominciò allora ad intercedere la sua grazia presso la regina, e cadde sul suo letto. Il re entrò in quel momento, e vedendolo in quella postura, gridò: — Miserabile creatura, la più vile della terra, osi anche fare violenza alla mia regina? — Un eunuco raccontò allora al re la storia della forca destinata da Aman a Mordecai. Il re ordinò che Aman fosse appeso al patibolo che aveva egli stesso innalzato[5].

«Viva il re, viva il re, dannazione ad Aman! vociò il popolo.

— Cara quell'Esther, giojello vero! sclamava Bar Abbas più forte degli altri; ti nomino mia regina a vita.... dopo l'anfora del vino!

«Ed ecco come Dio liberò il suo popolo, come Mordecai scrisse a tutti gli Ebrei di celebrare con una festa perpetua questo giorno della liberazione. Andate dunque, figliuoli miei, e glorificate il Signore.»