Non ebbi il coraggio di veder Ida da sola. Ebbi paura di qualche esplosione di dolore, di un nuovo accesso di pentimento. Lasciai ad aspettarla il sagan, il quale, non avendo io parenti, faceva l'ufficio di padre o di fratello.

Ida aveva pianto tutto il giorno. Venti volte aveva ordinato a Noah, di mandarmi a dire che dovessi rinunziare definitivamente a lei. Dieci volte ella aveva allontanato questa giovine schiava che voleva dar principio all'opera della pettinatura e dell'abbigliamento. Poi s'era rassegnata, affranta della persona e nel cuore.

Noah l'aveva consolata, aveva asciugato le di lei lagrime, rinfrescato le guancie e gli occhi con dell'acqua di rosa; ma la non aveva potuto far sparire il pallore, nè ottenere di correggerlo con qualche cosmetico. Finalmente la teletta s'era terminata come Noah aveva voluto, poichè Ida non aveva consentito a guardarsi una sola volta nello specchio, a dar un consiglio, ad esprimere un'idea od un desiderio, ad ajutarla per nulla. Si lasciava fare come se si fosse vestito il cadavere d'una fanciulla che si conduce alla tomba. Impiegava tutta l'energia del suo animo a contenere le sue lagrime, ed a mantenersi nella risoluzione che le si era strappata. Quando fu pronta, Noah la mise fra le mani di Hannah, il quale doveva introdurla nel tablinum, e le si pose dietro, onde ripeterle incessantemente una parola fantastica, preparata d'accordo prima, e che voleva significare: coraggio! attenzione!

In quel momento si udì nell'atrium la voce di Jesu Bar Abbas.

— Come, come? per le corna di Mosè! ci si marita qui senza informarmene! Ah, ah! l'è proprio squisita questa; si fanno nozze senza di me!

Bar Abbas fece irruzione così nel tablinum, e si trovò di faccia a faccia col Rabbì di Nazareth.

— To', brontolò desso, mio nipote! Oh! grazioso! Ci farai qualche miracoletto come a Cana, non è vero, mio bel nipote? Non potreste mai imaginarvi ciò che questo bell'imbusto di galantuomo seppe far credere ad un branco d'ubbriachi, alla fine d'un pranzo di nozze? Che ei bevevano del vino, nè più nè meno! mentre si riempivano i loro bicchieri con dell'acqua arrossata alla barbabietola! Non andar dunque a far sparire la sposa, almeno, nipote mio! Parola da Cesare! e' sarebbe ben capace di cangiarla in una nuvola come l'angelo che precedeva gli Israeliti, o in una bolla di sapone.

Mentre Bar Abbas snocciolava questo discorso, tenendo il Rabbì per la sua tonaca violetta, questi indietreggiava, lanciandogli a voce bassa la sua terribile parola: Infame! infame! Alla fine, addossato alla porta, sempre spinto dall'impudente Bar Abbas, Gesù gridò ad alta voce: Indietro, infame!

— Capperi! e' sembra che mi riconosca alla fine, sclamò Bar Abbas senza scomporsi.

Nel medesimo tempo, l'uscio del tablinum, a cui era stato dietrospinto il Rabbì, si aperse a due battenti, e comparvero il sagan ed Ida. Il Rabbì di Nazareth si voltò, e tutti si posero in cerchio. M'avanzai, e presi la mano sinistra d'Ida che tremava come una foglia.