— Non menti, fanciulla?

— Oh! vorrei ben mentire! replicò Ida. Se mentissi, tu non saresti là, ed io non morirei di dolore.

Claudia sedette, e attirando Ida presso di sè, continuò:

— Dimmi chi sei. Raccontami come l'hai conosciuto, e ciò che è avvenuto fra voi. Dimmi perchè ti ha lasciata: dimmi tutto, tutto, i più minuti ragguagli, le più semplici parole, tutto ciò che ti concerne, tutto ciò che lo riguarda.

— Ho poche cose a dirti, rispose Ida. Nol so, ma quando si ama, la vita è così variata, così tempestosa e così semplice nel tempo stesso...

— Donde vieni?

— Sono nata in un villaggio della mia bella Galilea, a cui penso sempre. Vi sei stata? Dei fiori da per tutto, la vigna dai grappoli violetti, l'arancio dai frutti d'oro, il fico, il melagrano, la palma, l'ulivo, e all'intorno le montagne azzurre, il cielo risplendente, la terra che sorride. Dio mio! che mi sia permesso di rivedere quell'angolo della terra della mia infanzia e di morirvi.

— Morirvi?

— Oh sì! morirvi. Io mi chiamo Mirjam; Ida è il mio nome di dolore. I parenti di mia madre, poveri discendenti della razza di Davide, avevano emigrato, come tanti altri, al tempo della carestia, dalla misera Betlemme alla ricca Galilea, ove i Greci ed i Romani fanno vivere il popolo, dandogli da lavorare. Mia madre aveva una sorella maritata, colla quale doveva dividere la meschina eredità che lasciava suo padre. Non aveva che sedici anni quando si unì, secondo le nostre leggi, a suo zio più vecchio, più povero di lei, e che non amava. Nostro padre ci nudriva del suo lavoro di carpentiere. La nascita di mio fratello maggiore, conosciuto ora col nome di Rabbì della Galilea, diede causa a delle querimonie di gelosia, e a dei sospetti ingiuriosi fra mio padre e mia madre[16]; e fu perciò che i miei altri fratelli non amarono mai Gesù, il quale invece amò più mio padre che mia madre.

— Comprendo, disse Claudia.