— Presso Bethania, continuò Ida, la compagnia si divise. Quelli che avevano degli amici a Gerusalemme, discesero il monte degli Ulivi e passarono il Cedron, gli altri si ricoverarono nei casolari dei dintorni, sotto le tende nelle capanne di foglie chiamate succoth, come Giacobbe nel paese di Canaan, coprendo così l'Oliveto, il Mizpeh, il Gibeon, il Rephaim, mescolati, tutti in una, asini, capre, cammelli, pecore, uomini, donne e fanciulli, correndo dalla mattina alla sera alle fontane di Siloam e di En-rogel. I Galilei, come al solito, si fermarono al monte degli Olivi. È là che un messo di mia zia venne a cercarmi. Ella era ammalata.

— Che età avevi allora? le chiese Claudia.

— Te l'ho già detto, quattordici anni. Non ti parlo della vita passata con mia zia, donna stizzosa, inquieta, piena di bile, sempre malcontenta. Dopo diciotto mesi, ella morì, e sei mesi dopo avvenne la mia catastrofe.

— In che maniera? sclamò Claudia. Non nascondermi nulla.

— Perchè lo nasconderei? Andavo ogni giorno ad attingere l'acqua alla fontana del Dragone, l'urna sulle spalle come le altre figliuole. Sembra che Ponzio m'avesse incontrata tre o quattro volte, ed infatti mi ricordo che un Romano a cavallo mi aveva seguita talvolta dalla fontana alla casa di mia zia. Ma ci sono tanti Romani che vanno e che vengono a Gerusalemme, che me n'ero appena accorta. Una notte io dormiva d'un sonno profondo, sognando delle montagne di Nazareth, quando mi sentii ravvolgere in una coperta, al punto quasi di soffocarmi. Fui rapita così, e posta in una lettiga che partì al passo di corsa. Mi dibattei, gridai. Mi sentiva morire: l'aria mi mancava. Finalmente udii aprire e poi chiudere una porta della città. Allora la coperta che mi avviluppava fu aperta e mi trovai nelle braccia di Noah. Un'ora dopo, ci depositavano qui, a Berachah.

— Pilato ti attendeva? domandò Claudia.

— Oh! no. Non venne per la prima volta che quattro o cinque giorni dopo. Io non comprendeva nulla di quanto m'era accaduto. Credevo sognare, vedendomi circondata di tanto lusso, e di tanta ricchezza. Noah si asteneva affatto dal darmi alcuna spiegazione. Cosa si vuole da me? io domandava, chi è l'incantatore che mi culla in questi splendori? Una sera il mago si fece vedere.

Claudia trasalì, e divenne scialba. Ida continuò senza accorgersene; imperciocchè, assorta nella sua vita passata, ella raccontava o meglio dipingeva, dimenticando quasi che noi fossimo lì ad ascoltarla.

— Questa stanza era stata illuminata vivamente. Noah mi aveva quasi a forza indossato dei vestiti ricchissimi che io sdegnava, come immodesti. Mi aveva acconciati i capelli con dei fiori. Io non riconosceva più me stessa e vergognavo. Ero dunque qui, ammirando i bei fiori posti in questi vasi, allorchè la porta s'aprì, e vidi entrare uno sconosciuto, che mi disse chiamarsi Cajus.

— Era Ponzio?