O nell'abisso ove ogni luce è morta

O nella sfera più soave e lieta

Ove ai beati eterna gioia è pôrta.

L'inferno dell'Immanuele non ha tanti cerchi, nè tante bolge, nè tanti mostri, come quello di Dante, ma non mancano certo nuovi tormenti e nuovi tormentati, non manca

. . . . di diavoli una schiera

Che nell'abisso i peccator spingea . . . .

E pruni e sterpi sparsi in ogni dove

Erano accesi per doppiar le pene

Con vive fiamme e con faville nuove.

Gl'increduli, i lussuriosi, gli avari, gl'iracondi, gl'ipocriti, tutti i viziosi trovano loco in questo baratro così stupendamente descritto, e vi sono satire così pungenti e flagelli così tremendi per certuni che furono dell'Autore nemici, da uguagliar, se non sorpassare, le sferzate di Dante ai suoi contemporanei avversarii.