Conosciutisi, strinsero amicizia e ne' colloqui frequenti il poeta ebreo andava frammischiando voci ebraiche e delle bibliche idee lo innamorava.

Poeti ambedue, ambedue desiderosi di flagellare i vizii del secolo, i turbolenti moti politici, le gare di partito, che travagliavano allora — più che oggi assai — l'Italia nostra, andavano l'un l'altro consigliandosi come innalzare l'animo dei contemporanei alla ricerca del vero e del bello, come indirizzare le menti ad uscire da « quella selva selvaggia ed aspra e forte ».

E vennero ambedue a questa determinazione: flagellare il vizio, esaltare la virtù, col descrivere le pene dell'inferno, i premii e le gioie del paradiso, ed ecco Dante immaginare[[5]] la Divina Commedia, e Immanuele le Mecaberod, raccolta di poesie ebraiche che hanno come Appendice una lunga e stupenda descrizione dell'Inferno e del Paradiso.

IV.

Chi abbia suggerito la prima idea dell'opera immortale in tanta lontananza e oscurità di tempi non è molto agevole rintracciare.

Il D.r Paur scrittore critico tedesco[[6]] si diffonde lungamente sulla questione e conclude che senza essere plagiario Immanuel nella descrizione dell'Inferno ha imitato Dante.

Ma questo non appare affatto alla lettura dell'opera del poeta ebreo[[7]]. E noi fermamente crediamo che all'Alighieri il concetto di una gita ai regni bui e le fiere che rappresentano popoli e nazioni e cento altre immagini disseminate nella Divina Commedia siano state ispirate, consigliate, diremmo quasi dettate dall'amico suo Immanuel prima nelle intime e fraterne conversazioni, poscia per corrispondenza epistolare.

V.

Se dovessimo dire tutto quanto nella Divina Commedia è attinto dalla Bibbia non la finiremmo così presto.

Il primo verso allude al concetto de' Salmi, che l'umana vita è in media di anni 70 (Salmi XC, v. 10) e già nel suo Convito, come osserva giustamente il Camerini « Dante stabilisce che il mezzo della vita degli uomini perfettamente maturati è nel trentacinquesimo anno. Di tale mezza età dee qui intendersi ed egli deve averla scelta per questo viaggio, allusivamente alle parole del Re Ezechia » (Isaia 38 v. 10).