RUFINO. Ed ella, gittatasegli ai piedi con un coltello in mano, pregavalo che piú tosto che della assenzia sua della vita privar la volessi.
REPETITORE. Buona nova deveno avere costoro.
RUFINO. Quivi sopragiunse la serva. E, ricominciato a pregare da capo, tanto ferno ch'il patrone, ch'immobile stava e a pena gli occhi pregni di lacrime da dosso levar gli poteva, quasi di se stesso vergognandosi, cominciò a commemorare le cose passate e, aducendo me per testimonio, l'abracciava e baciava…,
REPETITORE. Alla barba nostra!
RUFINO. … giurando e promettendogli che, si come ella per fede e per amore guadagnato se llo aveva, cosí voler sempre apresso di lei vivere. E cosí, revestitosi, dopo lungo ragionamento che hanno avuto insiemi con madonna Iulia, me hanno imposto ch'io venghi a chiamare questo maestro vicino loro. Credo li vorranno far sposare quella giovane, che 'l mal prode li faccia! Ma io non so se lo trovarò svegliato. Pur credo che sí. Non può essere che di quanti sassi che gli ho tirati non gne nne abbi còlto qualcuno. I' vo' pichiare, insomma. Tic, tac.
REPETITORE. Non so che me fare, se io interrogo a costui che cosa vole.
RUFINO, Certo saranno adormiti. Tic, toc, tac.
MALFATTO. Chi è lá abasso?
RUFINO. Respondesti pur, quando non potesti fare altro.
MALFATTO. Misser no. Non ce è altri qua che lui, esso e io.