1. I loro apprezzamenti circa la presa di possesso, per parte del Principe, del governo della Bulgaria;
2. Le istruzioni che, in considerazione di questo fatto, hanno impartito ai loro agenti nel principato;
3. Il loro modo di vedere circa i mezzi di eliminare le presenti difficoltà e conseguire una soluzione.
Ho risposto:
1. Riconosciamo che, prendendo possesso del potere principesco, il principe Ferdinando, allo stato attuale delle cose, si è allontanato dalle prescrizioni del trattato di Berlino;
2. Che le nostre istruzioni si riassumevano così: Nessun atto che implichi riconoscimento; rispetto alla persona del Principe; continuazione dei rapporti di fatto necessari col governo principesco;
3. La soluzione della questione bulgara doversi cercare sul terreno pacifico del trattato di Berlino. Su quel terreno, il concorso dell'Italia essere assicurato a quella qualsiasi soluzione che, soddisfacendo ai legittimi voti delle popolazioni bulgare, abbia probabilità di essere accettata da tutte le Potenze, ed in primo luogo dalla Potenza alto-sovrana.»
«18 agosto.
All'Ambasciatore a Costantinopoli,
Due fini essenzialmente ci proponiamo: l'uno immediato, cioè il mantenimento della pace; l'altro mediato ed a più lunga scadenza, che è l'assetto definitivo su basi salde e razionali, di popolazioni europee e cristiane non ancora costituite a nazioni, benchè aventi in sè stesse tutti gli elementi etnici e morali che valgono a determinare le nazionalità. Entrambi codesti fini ci sembrano di capitale importanza, l'uno perchè ispirato agli interessi del nostro paese, il quale vuole la pace con dignità; l'altro perchè risponde ai principii di giustizia e di diritto, sui quali si è costituita la nazione italiana e che ne sono la base più salda.