Nel tenere, rispetto alla questione bulgara, l'atteggiamento di cui non facciamo punto mistero, e del quale abbiamo alla Russia stessa lealmente dichiarate le ragioni, noi intendiamo esclusivamente giovare alla causa della pace in Oriente, senza che la condotta nostra abbia mai obbedito a sentimenti che fossero meno che amichevoli per la Russia. Con la Russia abbiamo, invece, sempre desiderato e desideriamo mantenerci nei termini della più cordiale amicizia, non essendovi tra i due Stati ragione alcuna di dissidio.»

«31 agosto.

All'Ambasciatore a Costantinopoli,

Parlando, nel momento attuale, di reggenti, di luogotenente principesco, di commissario da mandare in Bulgaria, si perde di vista la realtà delle cose. Prima di discutere il nome e la nazionalità di quel personaggio, dobbiamo chiederci in qual modo, ammesso che venisse designato, egli sarebbe accolto in un paese in cui non è nè chiesto, nè desiderato. I bulgari, sotto un principe di loro scelta, il quale malgrado gli errori che ha potuto commettere dispone certamente di un partito non indifferente, sono in procinto di organizzare un governo. Il meglio è di non intralciare l'opera loro. Un tentativo d'ingerenza, o peggio d'intervento, esporrebbe l'Europa o a dover confessare la propria impotenza a dar soluzione alla crisi, oppure, se si ricorresse alla violenza, a provocare essa stessa il conflitto che si vuole appunto evitare.»

«2 settembre.

All'Ambasciatore a Costantinopoli,

Mi è debitamente pervenuto il suo rapporto del 20 agosto volgente e ne ringrazio particolarmente V. E.

Il linguaggio tenuto alla Porta dal barone di Calice e da sir W. White si riassume così: la elezione del principe di Coburgo non essere illegale; non doversi dalla Porta nè tentare un'occupazione militare, nè imporre ai bulgari un reggente a loro inviso, nè prendere una decisione non approvata dalle Potenze firmatarie del trattato di Berlino.

Da parte sua, Ella, secondo le autorizzazioni ed istruzioni avute, dichiarò l'elezione del Principe essere per noi, sino a dimostrazione contraria ed equivalente, una valevole testimonianza della volontà del popolo bulgaro; il principio del rispetto delle popolazioni, costituire, secondo noi, uno dei migliori elementi d'interpretazione del trattato di Berlino; non doversi usare mezzi di coazione per imporre alla Bulgaria un reggente o dei commissari stranieri da essa non richiesti; e finalmente ogni azione isolata, concertata tra Russia e Turchia senza preventiva adesione delle altre Potenze, essere illegale e pericolosa.

Rilevo con soddisfazione che continua l'accordo d'intenti e l'analogia di linguaggio di V. E. e dei suddetti suoi colleghi.»