Tuttavia, se la situazione verrà a mutarsi «poichè la politica — egli ha detto — è mutevole come il clima di queste isole», saremo sempre in tempo a stipulare una convenzione militare.»
L'on. Crispi fece, come risulta da una lettera del Catalani a lord Salisbury, che si era recato a Royat, talune osservazioni alle argomentazioni del ministro inglese, ma non insistette. Il Catalani scriveva:
«Il sig. Crispi vi è riconoscente per le vostre cortesi spiegazioni. Egli comprende la vostra posizione e, come voi sapete, egli è assai dotto ed è un ammiratore della costituzione politica inglese, la quale, come voi accennate, impedirebbe al governo di stipulare una convenzione militare finchè non sia in vista il pericolo. Senonchè il sig. Crispi domanda: È il pericolo così remoto da rendere non necessarie le precauzioni? Suppongasi che un esercito russo entri in Bulgaria, le cui linee di difesa non sono più quelle che erano: avremmo noi il tempo di discutere e di concludere una convenzione militare con la rapidità richiesta ai nostri giorni dalle eventualità militari? Dovremmo noi lasciarci sorprendere alla sprovvista?
Il sig. Crispi non crede tale ipotesi remotissima. Non mi diceste voi stesso il 25 dello scorso mese che avevate indirettamente avvertita la Russia che sarebbe, è vero, facile per un esercito russo di entrare a Varna, ma non così facile di uscirne, poichè avrebbe trovato la via sbarrata dalle forze alleate dell'Inghilterra e dell'Italia?
Tuttavia, poichè voi declinate d'intrattenervi di tale proposta, il sig. Crispi non insiste e la questione è chiusa.»
Nondimeno, l'identità d'interessi constatata durante lo svolgersi del periodo acuto della questione bulgara, suggerì un accordo speciale per gli affari d'Oriente tra l'Italia, l'Inghilterra e l'Austria-Ungheria:
«Londra, 21 settembre.
«Salisbury divide intieramente idee di V. E. circa l'avviamento di trattative fra i tre ambasciatori a Costantinopoli allo scopo di stabilire un accordo.
Catalani.»
In Russia il nuovo presidente del Consiglio italiano non acquistò simpatie col suo contegno attivo e fermo, e da allora in poi l'on. Crispi ebbe in quell'impero una cattiva stampa. Le sue idee sul complesso problema orientale, più volte esposte alla Camera, non gli consentivano di seguire una politica diversa, e non fu una cattiva politica se essa riuscì a formare un blocco formidabile di tre Potenze — ben visto e incoraggiato dal principe di Bismarck — che dette alla Turchia animo a resistere alla pressione del colosso moscovita. Che quell'accordo fosse precipuamente opera dell'on. Crispi si rileva anche dal fatto che non sopravvisse al suo primo ministero.