Tutti i tentativi fatti dall'on. Crispi per indurre il Governo francese a condurre le trattative con propositi concilianti, fallirono. Il 6 febbraio il senatore Teisserenc de Bort, commissario francese, congedandosi dall'on. Ellena gli disse: “Finchè sarete nella Triplice non sarà possibile un accordo commerciale tra l'Italia e la Francia„. E il ministro Flourens oppose che il massimo che avrebbe potuto ottenere dallo spirito di protezione che regnava nelle Camere francesi, era la rinnovazione del trattato del 1881. Questo l'on. Crispi non poteva concedere, senza andar contro alla volontà del Parlamento, che quel trattato aveva voluto denunciato. E del resto, il Flourens forse s'ingannava e ci avrebbe esposto ad un nuovo rigetto del Parlamento francese. L'eminente economista Léon Say, scrivendo ad un amico italiano in una lettera privata del 21 gennaio 1888, ammetteva che la Camera francese avrebbe appena potuto accettare una proroga: “La Chambre française avait pris le parti de dénoncer l'ancien traité avec l'Italie avant votre denonciation à vous. Elle a indiqué formellement son opinion dans la discussion et a sursis à voter sur la demande du ministre des affaires étrangères. Le lendemain votre denonciation était connue.

La Chambre française est donc autorisée à considerer qu'elle a emis préalablement à tout le reste, l'avis qu'elle ne voulait plus du dernier traité, parcequ'elle le trouvait défavorable.

C'eût été se casser la tête contre un mur, que de lui demander d'accepter autre chose qu'une prorogation pure et simple„.

Quel che avvenne dipoi, l'applicazione delle tariffe generali e differenziali e perciò la guerra economica, fu posto a carico dell'on. Crispi. Si affermò che il di lui viaggio in Germania avesse determinato in Francia le correnti ostili che si concretarono nella rottura delle relazioni commerciali. Quanto quei giudizii fossero arbitrarli, si desume dalla narrazione documentata che precede. I negoziati e le domande di concessioni furono posteriori al viaggio, e nonostante questo la Francia avrebbe fatto il trattato se avesse potuto ottenere i vantaggi che pretendeva.

La politica certamente rese più facile la vittoria dei protezionisti. Ma quei deputati francesi che si dichiararono contrarii ad un accordo commerciale con l'alleata della Germania, erano avversi all'Italia non per il viaggio a Friedrichsruh, che non mutò e non poteva mutare la situazione, ma per l'alleanza stessa, e questa non era opera dell'on. Crispi.

Fu merito, invece, dell'on. Crispi l'avere reso più intima quella alleanza e più utile all'Italia, così che, quando la Francia ci chiuse le sue frontiere, noi trovammo nella coscienza di non esser isolati i conforti necessarii e la forza per superare la crisi, la quale non fu priva di vantaggi se temprò alla lotta il commercio italiano e gli fece trovare nuovi mercati.

Dal “Diario„ di Francesco Crispi.

6 ottobre 1887. — Questione balcanica; in seguito alla Nota del segretario di Stato da Berlino, Kálnoky, ch'era favorevole alla istituzione degli Stati balcanici autonomi, consente a stabilire le basi di un accordo con l'Italia.

— Bulgaria: la Russia insiste sulla missione di Ehrenroth, cui vorrebbe dare la durata di sei mesi, ed esige che sia la Turchia a proporla. È però contraria a misure coercitive.