il Rouvier, che è certo che la politica italiana sotto la di lei mano energica e mossa dal di lei pensiero prenderà una parte più viva nelle questioni internazionali, fu lietissimo di apprendere dalle mie amichevoli assicurazioni quali sono i di lei sentimenti, nei quali confida pei migliori rapporti dei due paesi;

fra le altre cose il Rouvier mi assicurò che rispetto all'Italia tutti i piani di battaglia preparati in Francia sono tutti sulla base di una guerra difensiva;

la questione operaia, egli afferma essere questione di concorrenza nel salario, non di antipatia nazionale anti-italiana.

Ma di tutto ciò meglio a voce. Solo le dirò ancora che in complesso le mie conversazioni col Rouvier furono opportune; e che avranno seguito in ulteriori corrispondenze delle quali egli stesso mi dimostrò il desiderio.„

Convenuto per l'insistenza di Crispi che le preliminari ed officiose trattative avessero luogo a Parigi e le ufficiali a Roma, i delegati italiani, on. Luzzatti, Ellena e Branca, giunsero nella capitale francese il 28 settembre. Però sin dal primo momento il Governo francese pretese che base dei negoziati fosse non la nostra tariffa generale, come era ovvio, ma il trattato denunciato. Il 6 di ottobre i delegati italiani, prima di ripartire per Roma, telegrafavano all'on. Crispi che i delegati tecnici francesi non erano preparati sui punti più importanti del negoziato, che le disposizioni del Governo francese erano meno buone che nei primi giorni. Il 2 novembre l'ambasciatore Menabrea scriveva: “Mi sono intrattenuto ieri sera col signor Rouvier a proposito del nostro trattato di commercio. Egli non si dissimula le difficoltà che esso sarà per incontrare nel Parlamento„.

Ai primi di dicembre l'ambasciatore de Moüy chiese all'on. Crispi una proroga del trattato che spirava alla fine di quel mese: l'on. Crispi rispose che non avrebbe potuto consentire a questa domanda se non vi fosse stata fondata speranza di giungere ad un accordo, e se i delegati francesi non venissero a Roma. Alla fine del mese i negoziatori Teisserenc de Bort e Marie arrivarono, e la scadenza del trattato fu prorogata di due mesi; ma le disposizioni ostili della Camera francese erano rese evidenti dalla legge votata, su proposta della Commissione delle dogane, il 15 dicembre, secondo la quale il Governo era autorizzato ad applicare ai prodotti italiani la tariffa generale, con un aumento che poteva elevarsi al cento per cento.

Le conferenze tra i negoziatori italiani e francesi furono subito interrotte dopo la prima, e il 5 gennaio, annunziando questa interruzione che gli era di cattivo augurio, l'on. Crispi telegrafava all'ambasciatore a Parigi:

«Rimpiango tanto più vivamente questo indugio che eravamo e siamo tuttora animati dalle migliori intenzioni di condurre presto a termine il negoziato in uno spirito di conciliazione. Non voglio poi neppure supporre che la Francia abbia voluto ottenere una proroga dell'antico trattato, e nient'altro.»

Riprese dopo qualche giorno, le sedute furono nuovamente interrotte sulla domanda dei delegati francesi, i quali lasciarono Roma, promettendo di ritornare presto. Il 24 gennaio l'ambasciatore Menabrea telegrafava:

“In una lettera direttami dal signor Flourens su altro argomento, rilevo questa frase: “Mi sono reso esatto conto dello stato degli animi in entrambe le nostre Camere. Se l'Italia non crede poterci fare nuove concessioni, considero lo scacco dei nostri negoziati commerciali come certo„.„