Mi lascia una Memoria circa i beni dei Borboni.

— Anche col ministro di Rumania parliamo degli armamenti russi. Notizie di pace, ma non conviene fidarsene troppo.

16 dicembre. — Photiadès-pascià, ambasciatore di Turchia, mi dà lettura di una Nota di Said, nella quale si parla della rettificazione della frontiera tripolina. Il Ministro turco assicura che nulla fu innovato e che è inesatto quanto fu scritto nel «Bulletin de la Société de Géographie».

M'informa pure del pranzo dato dal Sultano all'ambasciatore d'Italia, barone Blanc e alla di lui signora, e degli onori resi loro.

18 dicembre. — Il conte Rascon viene ad informarmi avere il suo ministro, Moret, scritto al rappresentante della Spagna a Tangeri di fare un rapporto che serva di base per la Conferenza marocchina. Rascon chiede che sia dato lo stesso incarico al Console italiano; il rapporto dovrebbe trattare della questione delle protezioni e di quanto ad essa si rannoda.

Tra giorni verranno i poteri per la proroga del trattato di commercio.

— De Moüy viene a parlarmi ancora del trattato, chiedendomi una proroga di quello vigente. Mi rifiuto. La proroga oggi, dopo il voto del Parlamento francese (che autorizza l'applicazione alle merci italiane della tariffa generale aggravata di tariffe differenziali del 100 per 100) sarebbe per l'Italia una viltà.

Voi — dissi — ci mettete un dilemma nel quale, per un governo che sente la sua dignità, non vi può esser scelta. Ci minacciate la guerra nel caso che non accettiamo la proroga pura e semplice del trattato attuale. Del resto, io non ho la facoltà di prorogare puramente e semplicemente il trattato. La legge mi autorizza soltanto a stipulare un trattato provvisorio.

Il de Moüy mi chiede una proroga che ci dia il tempo per intenderci. Il governo francese, col protezionismo che spira, stentò ad aver la legge com'è; difficilmente potrebbe aver altro. Rispondo che non è colpa mia. Dissi già parecchi mesi or sono che avrei accordata una proroga durante le negoziazioni, ma senza speranza di un nuovo trattato è impossibile. Il governo francese mandi uno o più delegati a trattare; provatemi che volete negoziare per raggiungere lo scopo, ed allora accorderò la proroga. Il de Moüy osserva che il tempo stringe e che difficilmente potremo in questo mese combinare qualche cosa. Replico che vi è ancora tempo per una dimostrazione di buon volere. Son pronto anche a prorogare il trattato con un decreto reale, ma ho bisogno che i vostri delegati siano qui e mi offrano con la loro presenza un motivo legittimo per giustificarmi dinanzi al Parlamento.

Il de Moüy promette di scriver subito a Parigi affinchè mandino i delegati. Raccomando che si tenga il segreto su quanto gli ho detto. Se i giornali parleranno, rompo i miei impegni e non accorderò la proroga. Così si resta intesi.