29 dicembre. — Photiadès: Vernone, confine tripolino.
I francesi avendo proposto di delimitare il confine, hanno agito profittando del silenzio della Porta. Il Gran Visir, Said, diede al Vernone la dichiarazione di non aver ricevuto alcuna proposta. La Sublime Porta non fu mai consultata.
— Il Ministro di Olanda viene a dirmi che il suo Re manda al Papa un ciambellano pel giubileo, e che è incaricato di dirmi che a cotesta missione il governo olandese non dà alcun significato politico, essendo un atto di mera cortesia.
Sul reclamo per l'incidente di Firenze, al quale si accenna qui innanzi, l'on. Crispi ordinò immediatamente due inchieste, una giudiziaria, e l'altra amministrativa; quindi, prima di prendere una decisione, interpellò due volte il Consiglio del Contenzioso diplomatico.
Con un primo parere sull'operato del Pretore, il quale aveva, usando la forza, portato ad esecuzione nella residenza del Console di Francia, una sentenza del Tribunale, il Consiglio ritenne che esso “fu corretto dal punto di vista strettamente giuridico, ma troppo rigido, perchè, nell'applicazione della legge, non tenne conto di quei riguardi che la legge stessa gli consentiva, e che sarebbero stati tanto più desiderabili verso una nazione amica„.
Questo parere era fondato su l'ipotesi che alla successione del suddito tunisino in questione fossero applicabili le norme della Convenzione consolare in vigore tra l'Italia e la Francia; l'on. Crispi dubitò che quella Convenzione, trattandosi della eredità di un suddito non francese, fosse applicabile al caso, e provocò un nuovo parere del Consiglio sulla posizione giuridica dei tunisini in Italia, sulla validità del trattato italo-tunisino del 1868, e, nel caso speciale, sulla ingerenza avutavi dal Console di Francia.
Il responso del Consiglio non poteva esser dubbio: nonostante l'occupazione francese della Tunisia, la condizione giuridica dei tunisini in Italia non era cambiata, e il trattato del 1868 era in pieno vigore; l'azione spiegata dal Console di Francia a Firenze era quindi illegittima e illegale.
Sicuro di essere assistito dalla ragione, l'on. Crispi resistette alle domande di soddisfazione del Governo francese sinchè questo non volle riconoscere il torto del suo Console; e difese con fermezza in tale circostanza i superstiti diritti dell'Italia in Tunisia.
La discussione diplomatica alla quale questo incidente dette luogo, fu naturalmente giudicata in Francia con le consuete prevenzioni contro l'on. Crispi.