20 agosto. — Alle 8,30 del mattino a Basilea; alle 4 pom. a Francoforte sul Meno.

21 agosto. — Alle 9,5 ant. da Francoforte, per Hannover a Friedrichsruh. A Büchen si trova l'espresso, al quale viene attaccato il mio vagone.

Alle 9,30 si giunge a Friedrichsruh. Gli urrah annunziano che il Principe è alla stazione ad attendermi. Scendo, gli dò il braccio e saliamo nella vettura che ci trasporta in pochi momenti all'abitazione del Principe. La molta gente raccolta ci accompagna con applausi e grida «Viva l'Italia».

La principessa è ai bagni di Homburg. Fa gli onori di casa la contessa di Rantzau, figlia del Principe, insieme al marito. I tre bambini Rantzau ci danno il benvenuto in italiano.

Si prende il thè, quindi si vanno a vedere i fuochi d'artifizio preparati in mio onore[24]. Si ritorna in salotto a conversare. Si parla della guerra del 1870, del trattato di pace, di Nizza, di Garibaldi, dell'imperatrice Eugenia. Il pericolo della restaurazione dell'Impero affrettò la firma del trattato. Thiers fu minacciato e il piccolo Lulù sarebbe rientrato a Parigi alla testa dei duecentomila uomini prigionieri della Germania.

Alle 11 e un quarto andiamo a coricarci.

22 agosto. — Sono in piedi alle 6 e mezza. Alle 11 e un quarto il Principe viene nella mia camera. Ha con sè parecchi documenti.

Impegna subito il discorso su Massaua, e spiegando una carta chiede di conoscere il luogo dove avvenne l'ultimo fatto d'armi. Egli desidererebbe che l'Italia non s'impegnasse molto in quelle località, ma si limitasse ai punti fortificati. Dò notizie del fatto di Saganeiti, ed egli conviene che non sia stato menomato il prestigio delle nostre armi. Dice che anche l'Austria teme che ci compromettiamo in Africa.

Inghilterra: necessità di tenercela amica. Anch'essa però ha bisogno di migliorare i suoi armamenti per terra e per mare.