1 novembre.

Crispi, a Parigi. — Si approva il linguaggio di Menabrea. Non si crede però di acconsentire a promettere al governo della Reggenza anche la semplice partecipazione dell'apertura di nuove scuole in Tunisia. Del resto è questione oggi oziosa, non essendosi aperta colà alcuna nuova scuola, nè intendendosi aprirne.

Come è manifesto, i diritti dell'Italia rimasero impregiudicati. Il governo francese era dalla parte del torto, e tacitamente lo riconobbe.

Crispi avrebbe potuto denunziare il protocollo del 1884 e riattivare la giurisdizione consolare italiana a Tunisi, ch'era stata solamente sospesa; ma non volle. Della sua moderazione, però, nessuno in Francia gli tenne conto.

Dal Diario:

22 ottobre. — Solms mi legge una Nota nella quale si raccomanda al governo italiano il Sultano dello Zanzibar. La posizione di costui è abbastanza scossa e bisogna aiutarlo a consolidarsi.

Mi ricorda quanto fu convenuto col conte Erberto Bismarck circa un'azione comune per impedire la tratta degli schiavi.

Il Sultano del Marocco non va più a Tangeri; egli avrebbe paura della Spagna. La conferenza per gli affari di quel paese dovrebbe occuparsi a render possibile la stipulazione di un trattato di commercio per rendere facili le relazioni coi vari Stati di Europa. Dovrebbe inoltre determinare le norme per i tribunali misti, e definire la sorte dei protetti e i limiti dell'autorità consolare verso i medesimi, e infine assicurare la tutela degli stranieri.

Il viaggio dei gran duchi Sergio e Paolo di Russia a Costantinopoli non ebbe intenti politici. Essi furono a visitare il patriarca di Costantinopoli, il quale parlò loro della grande Chiesa ortodossa, e domandò il patrocinio dello Czar. Il lavoro e l'influenza della Chiesa ortodossa sembrano divenire importanti ed estendersi in Oriente a danno della Chiesa latina.