Crispi all'ambasciatore a Parigi. — Sin dal principio eransi date istruzioni a Berio di astenersi da qualsiasi trattativa sulla questione delle scuole. Intanto il signor Massicault, sia direttamente, sia per mezzo del signor Benoit segretario della Residenza, tentò indurre Berio ad accettare alcune condizioni che avrebbero potuto compromettere le ragioni di diritto da noi sostenute presso il governo della Repubblica, che cioè i decreti beylicali non erano applicabili nè pel presente, nè pel futuro alle nostre scuole ed associazioni. Berio avendoci riferito delle proposte di Massicault, gli fu proibito recisamente di accogliere quelle pregiudicanti i nostri diritti e di limitarsi a redigere da lui solo e mandare a Roma un progetto d'accordo perchè si potesse studiarlo e deliberare sul medesimo interdicendogli, in ogni caso, qualunque negoziazione colla Residenza. Crispi non può quindi che confermare a Menabrea le precedenti istruzioni perchè la questione si tratti a Parigi e non altrove.
18 gennaio.
Da Tunisi (Berio). — Massicault gli ha detto che la questione delle scuole si è composta a Roma e a Parigi. Le basi sarebbero queste: le scuole esistenti rimarrebbero sotto il regime dello statu-quo; le scuole future verrebbero sottoposte al decreto beylicale.
19 gennaio.
Crispi, a Tunisi. — La notizia data da Massicault a Berio è inesatta. Nessun accordo avvenne. Il governo italiano si rifiuterà sempre a riconoscere validi i decreti beylicali, anche per le scuole future.
16 gennaio.
Da Tunisi (Berio). — Trasmette copia di una Nota da lui diretta a Massicault per stabilire: 1.º che le trattative erano state iniziate non da lui (Berio) ma dal Residente; 2.º che Berio ha fatto proposizioni ad referendum e come sue emanazioni personali.
30 ottobre 1890.
Da Parigi (Menabrea). — Nel convegno ebdomadario Ribot ricordò incidentalmente a Menabrea le discussioni che ebbero luogo con Goblet relativamente alla creazione in Tunisia di nuove scuole italiane che si volevano sottoporre ad una preventiva autorizzazione. La questione rimase sospesa perchè il governo italiano aveva finito col dichiarare che in quel momento non si trattava di istituire nuove scuole, ma solo di mantenere le esistenti come erano. Ora, vista la creazione iniziata di nuovi istituti, Ribot domanda se il R. Governo è sempre della stessa opinione intorno ai propri diritti, e se non avrebbe, non volendo chiedere qualche autorizzazione, almeno informato l'autorità beylicale delle sue intenzioni in proposito. Menabrea rispose di non aver pel momento incarico di trattare siffatto argomento, ma che teneva per fermo che il governo del Re non avrebbe receduto da ciò ch'egli crede suo diritto, poichè nello stesso modo che nel rimanente dell'Impero turco si riconosceva all'Italia la facoltà di stabilire le sue scuole come le convenisse meglio, essa manteneva i suoi diritti nella Reggenza, la quale, malgrado il protettorato francese, non cessa di essere considerata come facente parte dell'Impero ottomano, per cui manteniamo tuttora i diritti derivanti dalle Capitolazioni, eccetto in quelle parti alle quali abbiamo subordinatamente e provvisoriamente rinunciato e che si riferiscono all'impianto de' tribunali. Ribot non insistette, esprimendo solo la speranza che il governo italiano l'avrebbe informato della creazione di nuove scuole e pregò Menabrea d'interpellare su ciò il Ministero.