9 novembre. — Solms: mi dà un lavoro su Biserta.
Mi parla del nuovo ambasciatore che il ministro Vega de Armijo vuol mandare a Roma. Il Vega è puro cattolico e sarebbe lieto di poter rendere qualche servizio al Papa. Si conserverà amico delle tre Potenze, senza mostrarsi ostile alla Francia.
I francesi studiano una ferrovia da Oran a Figuig. Sarebbe una ferrovia militare.
Da una Nota del 19 risulta che il Sultano fa l'amore ora col gruppo franco-russo, ora con la triplice. Al Sultano non converrebbe allearsi con le tre Potenze. Vorrebbe conoscere l'autore della celebre lettera della Correspondance de l'Est.
20 novembre. — Il conte Kálnoky, al quale Sua Maestà ha conferito l'Ordine supremo della Ss. Annunziata, mi scrive dicendosi vivamente commosso di cotesta manifestazione di alto favore e dell'approvazione che il Re accorda alla linea politica che seguiamo, e mi esprime sentimenti di sincera cordialità.
L'alta onorificenza conferita al conte Kálnoky attestò i buoni rapporti stabiliti fra l'Italia e l'Austria. L'imperatore Francesco Giuseppe aveva sin dal giugno manifestato la sua soddisfazione per i buoni risultati ottenuti dalla politica di Crispi. In una lettera privata del 2 giugno il conte Nigra scriveva:
«Il conte Kálnoky mi disse confidenzialmente che S. M. l'Imperatore desiderava testimoniare a V. E. la sua particolare stima e benevolenza, conferendole il Gran Cordone di Santo Stefano, che è l'Ordine più elevato che si conferisca qui ai non-sudditi austriaci (il Toson d'Oro essendo riservato ai nazionali e ai principi e sovrani esteri.)»
27 novembre. — De Bruck. È venuto a manifestarmi i timori di Kálnoky sulle cose tunisine. Gli sarebbe stato scritto che i rapporti tra Berio e Massicault sono tesi e che da un momento all'altro potrebbe esservi rottura. Il Kálnoky non vorrebbe che la guerra scoppiasse in Africa.
Ho risposto che nulla v'è da temere. Berio ebbe ordine di non trattare la questione delle Scuole, dovendo di essa occuparsi il nostro Ambasciatore a Parigi, dove la questione dev'essere risoluta.