Contrariamente a quanto fu narrato in sulle prime, la madre, baronessa Vetsera, non fu lasciata andare a Mayerling. Ci andarono invece, avvertiti appositamente dalla polizia, un fratello di lei, sig. Baltazzi e suo cognato barone di Stockau, e ciò nella sera del 30. Nel pomeriggio di quel giorno la Commissione Imperiale recatasi a Mayerling fece trasportare il cadavere della ragazza, avvolto in un lenzuolo, in una camera vicina, che fu chiusa e sigillata. Poi fu fatta la ricognizione del cadavere dell'Arciduca e questo fu trasportato nella notte a Vienna. In quella medesima notte il sig. Baltazzi e il barone di Stockau furono autorizzati a portare con sè il cadavere della propria nipote, ma secretamente, nella propria carrozza. Essi difatti trasportarono il cadavere fino al Convento di Heiligenkreuz, dove, chiuso in una cassa, fu provvisoriamente seppellito nel cimitero. La madre ebbe poi il permesso di far trasportare, quando vorrà, in altro luogo, la cassa, che intanto sta nel cimitero di Heiligenkreuz.»
L'idea di cercare la soluzione della questione d'Oriente in una Federazione dei gruppi nazionali della penisola balcanica è antica.
L'on. Crispi, il quale da lungo tempo l'apprezzava, anche in omaggio al principio di nazionalità che aveva trionfato nel Risorgimento italiano, prese l'iniziativa di tradurla in atto. Ne parlò dapprima a Bismarck e a Kálnoky; e l'intento immediato essendo quello di opporre una diga all'invadenza della Russia, e di rafforzare la Triplice in Oriente, ebbe i due Cancellieri consenzienti.
In aprile 1889, Crispi propose, come avviamento alla Federazione, una lega militare tra Rumenia, Bulgaria e Serbia. Ed ecco in quali circostanze.
Il Re Carlo e i liberali rumeni, offesi per l'ingratitudine con la quale la Russia, annettendosi la Bessarabia, aveva compensato il valido concorso dell'esercito rumeno nella guerra del 1877, ostacolavano l'influenza russa nel loro paese, e costruivano fortificazioni lungo il Seret per precludere ai russi la miglior via d'invasione nei Balcani.
Il ministro rumeno a Pietroburgo presentando, nei primi di aprile di quell'anno, le sue credenziali allo Czar, questi gli disse che “la Rumania non comprendeva affatto i propri interessi„; e si espresse in termini vivi “contro la dinastia colà regnante di principi stranieri„. E anche il ministro degli Affari esteri, Giers, parlando in quei giorni coll'ambasciatore d'Italia, Marocchetti, deplorò “i continui errori della politica rumena„ e osservò che “l'attuale dinastia non essendo ortodossa, non corrisponde ai veri interessi del paese„.
Andato al potere, per le esigenze della situazione parlamentare rumena il partito conservatore, amico della Russia, il signor Lascar Catargi che lo presiedeva fece le seguenti dichiarazioni:
“La politica estera che il signor Carp voleva seguire è talmente antinazionale, che se egli osasse confessarla non potrebbe probabilmente continuare a vivere in questo paese.
Il Ministero Rossetti-Carp, al pari del Governo di Bratiano, è stato un governo personale del Re. — È dovere del Parlamento accusare qualsiasi governo personale, e se il paese vuole che il Re non possa più fare una politica personale, deve esso abbattere tutti i governi di questo genere. Non aggiustate il manico alla falce.„
L'irriverenza di siffatto linguaggio e l'esplicito biasimo inflitto alla politica estera inaugurata dal Bratiano ed accettata dal Carp, indisposero tutta la stampa liberale. Anche l'Inghilterra se ne preoccupò e lord Salisbury si affrettò a far pratiche attive per incoraggiare il re Carlo a non lasciarsi sopraffare dalla Russia.