Il 20 aprile Crispi spediva i seguenti telegrammi:

R. Ambasciata Italiana,
Vienna.

(Riservatissimo). — Mi asterrò dall'apprezzare le opinioni del conte Kálnoky riassunte nel suo telegramma di ieri. La situazione a noi pare più seria che a codesto Governo, e sebbene esso sia più direttamente interessato di noi nella questione, sento il dovere di considerare certe possibilità, forse probabili eventualità. Non insista per un'intesa poichè il conte Kálnoky non crede giunto il momento, ma mostri la convenienza di promuovere fra la Serbia, la Rumania e la Bulgaria, in previsione di una guerra, un patto militare federale affinchè, scoppiando le ostilità, le loro forze dipendano da un solo capo e procedano con un piano unico. Ho motivo di credere che questo concetto sorriderebbe a Cristic e che il re Carlo non sarebbe contrario ad unirsi agli altri Stati Balcanici, egli che tempo fa manifestava l'intenzione di stringere accordi doganali con la Bulgaria. Qualora il conte Kálnoky convenisse nell'idea, si combinerebbe il modo per procedere d'accordo verso i Governi interessati.

R. Legazione Italiana,
Belgrado.

Agenzia Italiana,
Sofia.

(Riservatissimo). — Desidero sapere se il concetto di una federazione militare, che in caso di guerra nella Penisola balcanica porrebbe gli eserciti Serbo, Bulgaro e Rumeno sotto un unico capo e ne collegherebbe i movimenti con un unico piano, troverebbe favorevole accoglienza presso codesto Governo. Metta avanti l'idea con somma prudenza, facendone vedere i vantaggi, senza alcuna proposta. Tastato così il terreno, riferisca.

Ma la proposta non incontrò il gradimento di Kálnoky.

«Riferii a Kálnoky — telegrafava l'ambasciatore Nigra il 23 aprile — la opinione di Vostra Eccellenza su di un patto militare tra gli Stati Balcanici. Kálnoky mi ha risposto che non domanderebbe di meglio, ma crede: 1.) che la cosa non ha ora alcuna probabilità; 2.) che non avrebbe probabilità se non nel caso di necessità e quando gli eventi fossero prossimi. Ciò è ovvio; 3.) che lo Czar non ha nessuna intenzione di guerra e che le Potenze alleate non devono fornirgli alcun pretesto per cambiare attitudine, provocando una lega militare nei Balcani.»

Alle quali argomentazioni rispondeva l'on. Crispi:

Per quanto riguarda una federazione balcanica sono d'avviso che bisogna prepararla in tempo di calma e non quando gli avvenimenti siano per precipitare. Ho ragione di pensare che l'idea di simile confederazione non sia mal veduta a Berlino, e son certo che a Belgrado si sia molto propensi ad attuarla. Proponendo un accordo a questo riguardo tra le Potenze alleate, non dicevo che esso dovesse esplicarsi in modo violento e subitaneo, bensì con la necessaria prudenza, affinchè non sorgessero sospetti atti ad ottenere un effetto contrario a quello cui mirerebbe l'accordo. Comunque sia non turberò la calma del conte Kálnoky, nella speranza che le Potenze non abbiano a pentirsi dell'indugio.