— Direte a lord Salisbury che io non provocherò punto la Francia, che nulla farò per promuovere la guerra; se questa verrà, vi sarò trascinato.

Il Catalani mi domandò se avessi nulla fatto pel ristabilimento della giurisdizione consolare in Tunisi. Risposi che la questione dorme; soggiunsi che non ho spinto neanco la soluzione del fatto di Gabes.[29]

— Nulla farò, non darò pretesto alcuno. Bisogna che il paese sappia che noi non vogliamo la guerra, e che la faremo soltanto se obbligati a difenderci da un'ingiusta aggressione.

Invito il ministro Bertolè a sollecitare le misure da prendere affinchè il Re possa partire da Roma. Alle 2 ½ viene alla Consulta e mi dice che già ha avuto parecchie conferenze con Cosenz. Mobilitazione — Comandanti dei Corpi d'Armata — Gran comando. Osservo che il Bertolè è esitante e incerto nel suo linguaggio.

17 luglio. — Alle ore 11 ant. Rattazzi; lo incarico di pregare il Re a voler partire.

Torna alle 2 ½. Gli dò un dispaccio giunto al Vaticano ed un altro da Sofia perchè li comunichi al Re.

Alle 3, Brin. Sollecitazioni.

Alle 3 ½ Bertolè.

18 luglio. — Udienza reale. Discorsi sulla situazione. Il Re parte alle 11 pom. per Pisa. Nella sala di aspetto gli riferisco le ultime notizie del Vaticano, delle quali il sovrano resta sorpreso. Uscendo dalla stazione vedo il Cosenz. Gli domando se si era messo d'accordo con il Bertolè.