Gli ho detto:
— Altre volte è stata V. E. che è venuta a trovarmi, oggi son io che l'ho pregata a venire da me.
Io dovrò parlarle di un affare gravissimo, e dovrò incaricarla di un delicatissimo mandato.
Si parla della partenza del Papa, e vi ha chi lo spinge ad abbandonare il Vaticano. Io non ho consigli da dare. Se il Papa resterà, continuerà ad essere rispettato, e sarà garentito come prima, anche se scoppiasse la guerra, che io farò tutto il possibile per allontanare. Se il Papa vorrà partire non ci opporremo; anche nella sua partenza, e finchè è sul territorio italiano, sarà sotto la tutela delle leggi italiane, godrà di tutti i suoi diritti, di tutta la sua libertà.
Fo intanto osservare, e prego V. E. di dirlo bene al Papa, che guardi di non essere lui la causa di una guerra, e ricordi quanto costò a Pio IX l'aver ricorso alle baionette straniere. Non solo ne perderebbe la religione; ma ne perderebbe l'uomo, che ne è principe sovrano.
Il cardinale ascoltava, e spesso col capo o con interruzioni, dava segni di approvazione. E rispose:
— Io non vado sempre al Vaticano; ma vi andrò, e adempirò il di lei incarico.
Il Papa non se ne andrà; ma non si è sempre sicuri di lui. Egli vuol lasciar parlare di sè; e talora ha delle eccitazioni nervose, che lo spingono a proponimenti non sempre prudenti.
— Non è per me, ch'io parlo, nè pel governo. Io sono un individuo, che da un momento all'altro può sparire dal mondo; ed il governo è assai forte per non temere la guerra. L'Italia ha mezzi sufficienti per difendersi. Ha poi due potenti alleati.
Io parlo pel Papa e pel cattolicesimo. Leone XIII gettandosi nelle braccia della Francia, ha fatto la fortuna della Chiesa d'Oriente. Il culto ortodosso ogni giorno progredisce a danno del cattolico; e non può essere altrimenti. La Francia si è disinteressata delle cose d'Oriente a favore della Russia, la cui influenza aumenta sempre. Il Papa queste cose non le sa, e facilmente gliele nascondono, perchè hanno interesse a nasconderle.